Matheson dilaga il libreria, evviva

Insomma, Richard Matheson si decida. In fondo basta andare all’anagrafe. Qualche mese fa Matheson invase scaffali [con l’appoggio di un omonimo film] dicendo «Io sono leggenda» e adesso eccolo di nuovo a urlare «Io sono Helen Driscoll». Roba da schizofrenici e poooooi questa identità bi-sex, vogliamo proprio far arrabbiare quel poveruomo di B-16?
A parte ogni battuta, la ristampa di questo libro [che in originale era «A stir of echoes»] del 1958 in traduzione integrale da Fanucci merita la spesa, un filino salata, di 16 euri.
Più parapsicologia, mistero e horror che fantascienza: è un meccanismo talmente semplice e perfetto che chiunque riconoscerà almeno un 74 film e/o romanzi che lo hanno saccheggiato.
«A volte, nell’antica casa infestata della mia mente, sento, lontano dietro qualche porta nascosta, una musica e un baldoria distante e misteriosa e un clamore di echi scricchiolare lungo il pavimento», la citazione di Archibald MacLeish apre il romanzo ed è estremamente opportuna come capirete da questi frammenti di trama. «La tua mente è libera ora, non c’è niente che la tenga legata» comincia tutto con queste parole che potrebbero essere una chiacchierata nel ’68 o dopo un mediocre acido; invece sono le frasi di una ipnosi, gioco di società in una serata fra vicini, «un torrido sabato d’agosto». Ipnotizzato per gioco, Tom Wallace si ritrova nei guai. Spera che, «con la luce» del giorno, la ragione, o ciò che così chiamiamo, offra «una spiegazione rassicurante». Si ritrova «in mezzo»–questo vuol dire «medium»– fra la solita vita e qualcos’altro. «La parola? Metterla sulla carta è facile, bastano pochi tratti di penna. Ma il suo significato può sconvolgere una vita. La parola è spettro». Un fantasma dunque, appunto Helen Driscoll. Colonna sonora apocrifa: «Io lo so che non sono solo anche quando sono solo». Lo sconcerto di Tom è tale che ci mette decine di pagine a capire quel che invece chi legge “sgama” subito: ovvero la Driscoll è morta e l’assassino [o assassina?] è lì nei dintorni. Premonizioni e liti familiari, treni deragliati e spari, rassicuranti spiegazioni scientifiche [che non risolvono un cecio] e oggetti che all’improvviso danno la scossa, tradimenti coniugali e confuse visioni del futuro prossimo. Insomma guai e colpi di scena con finale rassicurante condito da moralismo in stile anni ‘50. Resta memorabile la frase che la moglie rivolge a Tom quando sospetta, a ragione, che lui possa leggere le menti: «Tutti hanno qualcosa da nascondere. E se non si potesse nascondere qualcosa, il mondo sarebbe in una confusione anche peggiore di come è». In tempi così orwelliani sarebbe quasi da farsela tatuare su uno zigomo.
Forse Matheson ha fatto di meglio, soprattutto nei racconti brevi, ma in ogni caso questo è il classico romanzo da insonnia: per farvela venire o per approfittarne se non passa. Mentre in edicola Urania propone un classico del sarcasmo fs ovvero «Il sistema riproduttivo» di John Sladek [non perdetevelo] in libreria si scatena Fanucci con ristampe e novità, fra cui una splendida Lessing. Certo la differenza di prezzo fra Urania e Fanucci non è da poco ma ci sono sempre le biblioteche, no?

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