Mille e una storia

«Tito Faraci non è un essere umano. Non fate quella faccia: riflettete. Pensate che sia possibile per un normale essere umano, di carne e sangue come voi e me, con un cervello sapiens sapiens, produrre così tanti fumetti validi nell’arco di una carriera di neanche dieci anni? Passare con disinvoltura dal fumetto d’autore a quello umoristico, dal buonismo di Walt Disney alle truci imprese di Diabolik senza perdere savoir faire e tranquillità? Un nostro simile non può essere in grado di scrivere così tante pagine mantenendo uno stile preciso e raffinato, senza confondersi, senza disintegrarsi in una turbine di balloon e storyboard. E poi guardatelo nelle foto o nelle rare interviste televisive che ha concesso. Non notate uno strano sguardo dietro le palpebre, un riflesso come di lenti biomeccaniche, un lampo di energia sovrannaturale?»

Quello che avete letto è uno stralcio della più bella presentazione a Tito Faraci mai scritta sino ad oggi. Si trova in un libro che vale la pena leggere: «Per scrivere fumetti», curato da Davide Barzi e pubblicato da Francesco Coniglio. L’autore di questa presentazione è Sandrone Dazieri, che chiude il suo incipit al libro con un augurio che ci piace rinnovare: «Buon lavoro Tito, continua così, per favore».

Faraci, c’è qualche altra cosa, ancora, che vorresti scrivere oppure ci fermiamo qui?

Ci fermiamo a Tex, per un po’. Il sogno di sempre, la nuova sfida. Ho sempre amato lavorare con personaggi classici, come Topolino o Diabolik. Lavorare sullo scarto fra il modo in cui il lettore li percepisce e il modo in cui io li propongo. Con Tex la posta in gioco è altissima, e questo mi spaventa ed entusiasma allo stesso tempo.

C’è un personaggio a cui ti senti particolarmente legato?

Prima di tutto, direi Topolino. Primo amore, che non si scorda mai. E fonte anche di gigantesche soddisfazioni, come il volume «Topolino Noir», pubblicato dalla Einaudi: un’antologia dedicata interamente alle mie storie disneyane. E oggi c’è Brad Barron, protagonista della mini serie che ho creato per Sergio Bonelli Editore. Mi sta dando grandi soddisfazioni.

Ci descrivi la tua giornata “tipo”?

In studio prima delle nove, se possibile molto prima. Rilettura del lavoro fatto il giorno prima. Quindi una prima stesura, molto abbozzata (con orribili disegnini, che poi distruggo), delle tavole che ho in programma per la giornata. Pausa per il pranzo. Poi, nel pomeriggio, le varie fasi della stesura definitiva. Con limature sempre più di fino. Per certi versi, è un lavoro più di continua riscrittura che di scrittura.

La migliore cosa che hai mai letto?

D’istinto? Tre uomini in barca, di Jerome K. Jerome. Poi La chiave di vetro, di Dashiell Hammett. E, passando ai fumetti, Watchmen di Alan Moore, Asterix e poi… poi, no, meglio fermarsi, o non finisco più.

Quanto conta avere un buon metodo di lavoro?

Per me, è fondamentale. Per prendermi in giro, e farmi un grosso complimento, Ezio Sisto (attuale vicedirettore di Topolino) diceva di me: «genio e… regolatezza». Di genio non so quanto ce ne sia. Ma in effetti ho un metodo di lavoro molto regolare. Io che di natura sarei portato al caos. Ma le idee vanno incanalate, gestite, altrimenti non arrivano da nessuna parte.

Quanto conta, nel tuo lavoro, il rapporto con i lettori che incontri in occasioni come convegni, mostre o fiere?

Molto. Ma non è tutto. Alla fine, è importante ritrovarsi da soli, con se stessi, di fronte al computer. Chiudere il mondo fuori, nel momento in cui stai creando. Io scrivo per il lettore che è in me stesso.

Meglio scrivere di notte o di giorno?

Di giorno. La mattina. Ma questo vale per me.

Meglio scrivere da soli oppure in coppia?

Sono due esperienze molto diverse. Sono contento di avere avuto anche la possibilità di provare la seconda, in varie forme. Scrivere sceneggiature su soggetti altrui, per esempio di Gianfranco Manfredi e Alfredo Castelli. Scrivere soggetti in coppia, con Mario Gomboli e Sandrone Dazieri. Scrivere sceneggiature in coppia, con Francesco Artibani. Quando non scaturisce il senso di competizione, la coppia vale come tre!

Ti servi di molta documentazione quando devi scrivere delle storie particolari (ambientate in un determinato periodo storico, città, etc.)?

Sì, è necessario. La base è una buona “cultura generale”. Ma non basta certo. Da quando c’è internet le cose sono più facili. Ma non te la cavi soltanto con Google, quando, per esempio, vuoi scrivere una storia ambientata nell’antica Roma. Ecco perché ho lo studio e la casa pieni di carta.

Tre cose di cui non puoi fare a meno.

Un vocabolario, un foglietto su cui scribacchiare, un collega amico a cui poter chiedere un consiglio. Non necessariamente in questo ordine.

Ci anticipi qualche progetto segretissimo di cui non hai mai parlato con nessuno?

Mmm… forse parlo troppo, perché non ce ne sono. Non che non si sappiano già. Tex resta la grande novità.

Il peggiore fumetto che hai mai letto?

Il peggiore che ho scritto. Ma non rivelerò qual è. E poi, alla fine, voglio bene a tutte le mie storie.

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