Socio subito. Le prime adesioni

La domanda «vale la pena di fare una cosa come Carta?», sta ottendo un buon numero di risposte. L’obiettivo resta raggiungere almeno duecento quote [siamo a quota 26]. Per aderire è possibile effettuare il pagamento di 500 euro [che comprende l’iscrizione all’associazione Cantieri sociali e un abbonamento annuale, omaggi inclusi] tramite carta di credito on line su http://bottega.carta.org/ oppure con un bonifico bancario [presso Banca etica, Abi 05018, Cab 03200, cc n. 110440, Cin D] o ancora tramite bollettino postale [cc n. 16972044]. I conti sono intestati a Carta società cooperativa, la causale è «abbonamento sostenitore Carta/Cantieri sociali». Per motivi di bilancio, vi chiediamo di effettuare il pagamento entro il 31 dicembre 2007; comunque decidiate di pagare, comunicate [a carta@carta.org, tel. 06 45495659 o fax 06 45496323], nome, indirizzo e inviate anche qualche riga sul perché aderite. L’elenco completo di coloro che aderiscono è su www.carta.org.

Mutuo soccorso
Dopo i fatti del 2005 in valle di Susa è nata l’esigenza di avere un foglio informativo, un giornale, naturalmente si chiama Saràdura ed è un bimensile. Un progetto messo in piedi in gran fretta, cotto e mangiato, sicuramente potrebbe essere migliorabile, anche se la sua funzione l’assolve. Per uscire in fretta, in attesa di registrazione, i primi numeri sono stati firmati dal direttore di Carta. Saràdura è una pubblicazione con una filiera corta e veloce, vende duemila copie bruciate in poche settimane. Sappiamo bene che non è una norma per i giornali. Anche per questo la richiesta di sostegno a Carta non ha avuto bisogno di tante parole e spiegazioni. Il tam tam è partito subito in modo naturale si sono organizzati dei punta di raccolta, dieci e venti euro messi insieme possono diventare una cifra più alta e coprire una quota. La redazione di Saràdura organizzerà una cena per raccogliere fondi, altri stanno pensando ad iniziative diverse. Non è il caso di santificare nessuno, ma questo giornale è stato uno degli strumenti che ha permesso di rendere visibile la storia dei notav, rendere visibili gli invisibili, quei centinaia i comitati e associazioni che lottano per la difesa del territorio. Tentano insieme [non più isolati], grazie anche al Patto di solidarietà e mutuo soccorso, di scrivere una storia diversa. I confini si sono allargati, alla faccia di chi leggeva l’opposizione al Tav con la sindrome Nimby.
La valle è ormai un terreno fertile, sensibile e attenta ai grandi temi dei beni comuni, all’acqua pubblica, ai rifiuti zero, alle buone pratiche, si parla e ci si informa su tutto: dalla legge all’editoria, alla difficoltà della distribuzione, dai temi della Pace all’accoglienza. Sono mesi che i cittadini continuano a trovarsi, facile pensare che non si parli solo sempre di grandi opere. In questi giorni a Torino sono arrivati un centinaio di profughi dal Darfur, a dare una risposta immediata per risolvere problemi più urgenti il centro sociale Askatasuna. Occupata un’ex caserma dei vigili del fuoco dismessa nel quartiere Barriera di Milano. Anche in valle giunge la richiesta di generi di prima necessità, sono partiti furgoncini con materassi, coperte, reti. La famiglia è allargata.
Chiara Sasso, movimento No Tav

Non voglio rstare senza voce
Un’altra quota di Carta perché la posta in gioco si è moltiplicata e non voglio restare senza voce proprio adesso che bisogna gridare.
Marco Revelli

Camminare e domandare
Carissimo Gigi, nel 1999 ci dicemmo, con il subcomandante, «camminare domandando». Ora che stiamo costruendo la «giusta» unità potremmo mai smettere di «camminare» e di «domandare» molto, molto di più? Carta ne è luogo e strumento. Lunga vita a Carta. Un abbraccio.
Giovanni Russo Spena

Niente mosche
Il contributo di Carta all’informazione edall’editoria ha ricostruito un nesso con le forme di pratica sociale che sono la fonte naturale di un pensiero critico che desideri realmente superare il ruolo di consigliere del principe o dei baroni, anche se rossi, e di mosche nocchiere di cui sono infarcite l’informazione e la ricerca accademica, anche di sinistra.
Bruno Amoroso, Università del Bene comune

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