Tutti nel mirino

Lo ha detto chiaramente Gianni Alemanno qualche giorno fa, nel suo intervento all’assemblea di An: «La questione della sicurezza è centrale: ci consente di tenere insieme la difesa delle identità e la questione sociale». Come a dire: anche la Reazione ha bisogno di muovere la società per affermarsi. Quando Gilles Deleuze cominciò a parlare del passaggio dalla «disciplina» al «controllo» spiegava che quando sono in crisi le istituzioni totali è necessario mettere all’opera dispositivi molecolari, individuali, flessibili di produzione di obbedienza.
Così la disciplina di fabbrica fa posto all’utilizzo selvaggio degli straordinari [che presto saranno detassati], l’orologio del caposquadra è rimpiazzato dalla individualizzazione del salario. Alla scuola si sovrappone la «formazione permanente» e il sistema di crediti. Alla pianificazione economica dello stato si sostituisce l’indebitamento individuale delle agenzia di credito: tassi variabili su misura per ogni consumatore. L’obbedienza della forza-lavoro migrante non viene disciplinata più solo attraverso i rigidissimi meccanismi di selezione delle frontiere [grazie al cielo continuamente forzati dalla forza d’urto delle migrazioni] ma anche controllata mediante l’utilizzo del codice penale per i clandestini.
Il modello è quello della legge sulle droghe: chiunque consumi una sostanza stupefacente è un criminale. Ovviamente ciò non significa che milioni di fumatori di marijuana finiranno in galera. Ma tutti quanti devono sentirsi nel mirino, continuamente minacciati. Per questo Carlo Giovanardi è stato confermato sottosegretario alle politiche sulle droghe. E per lo stesso motivo il neoministro Renato Brunetta ha promesso di voler «colpire un lavoratore pubblico per educarne cento».

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