Riassumiamo. Chiunque venga trovato sul territorio italiano senza documenti è colpevole del reato di «ingresso clandestino», sarà perciò possibile rinchiuderlo in un «centro di detenzione» [non più di «permanenza temporanea»] fino a 18 mesi, in attesa di espulsione. La marina militare potrà pattugliare anche in acque internazionali per fermare imbarcazioni di «clandestini» dirette verso le coste italiane. Il governo proporrà all’Unione europea di contingentare il numero di romeni [comunitari] che possono entrare in Italia, e si stabilirà che non si può risiedere qui se non si dimostra di avere un certo reddito e una abitazione dignitosa.
Più o meno, è quel che Roberto Maroni, neoministro degli interni, vuole imporre per decreto, perché, come ha spiegato l’avvocato di Berlusconi, Ghedini, se si fa un progetto di legge si perde solo tempo, di fronte a una emergenza qual è quella sulla sicurezza.
Questo insieme di provvedimenti sono tali da trasformare l’Italia in un paese sotto sorveglianza, in cui i migranti vivono in un clima di terrore e gli italiani convivono con la caccia al «clandestino», con gli ovvi effetti sullo spirito pubblico e la civile convivenza. Né è tranquillizzante il fatto che queste misure non siano applicabili, dato che bisognerebbe imprigionare e deportare molte centinaia di migliaia di persone, che spesso hanno un permesso di soggiorno in scadenza, o sono in attesa di averlo, ecc. E si dovrebbero inoltre violare tutte le leggi che regolano il diritto marittimo: se un barcone di migranti è in pericolo, cosa farà la nave militare italiana, se le leggi internazionali impongono di soccorrerlo?
Tutto questo è idiota, ma molto pericoloso. Perché stimola un clima spaventoso di paura e razzismo, persecuzioni arbitrarie e aggressioni scontro i rom, l’anello debole della catena migratoria. E’ in un tale paese che vogliamo vivere?





