Il "party" e la "biofesta"

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L’evoluzione della specie. Le feste estive della sinistra stanno cambiando natura. Per lo meno quella storica intitolata all’Unità, che, come ha fatto notare Valentino Parlato, diventa un indistinto “Democratic party”, mediocre gioco di parole tra “party” come partito e “party” come ricevimento. Considerato il celebre spot con George Clooney, sarebbe stato assai più spiritoso annunciare un “No party” [del tipo “No Veltroni? No party”, cosa del resto più somigliante al futuro Pd. D’altra parte, sono molti anni che la Festa dell’Unità è diventata una cosa a metà tra una fiera popolare e un centro commerciale, con l’aggravante del Bingo. Questo non significa che le piccole feste diffuse ovunque, e quella di Liberazione, che ostinatamente e meritoriamente cerca di tenere alta la bandiera del divertimento, del buon cibo e del dibattito impegnato, non siano tuttora la sola occasione, spesso, per far circolare persone: piccole e provvisorie “piazze”, o spazi pubblici, assai preziosi.

Però nel frattempo è comparsa una nuova specie di feste, più in sintonia con i tempi, anch’esse largamente basate sul volontariato, che tentano–in questo non dissimili dalle feste di partito, ai loro tempi–di diffondere non solo idee, ma uno stile di vita. L’elenco è lunghissimo, e comprende incontri che hanno una tradizione, da Festambiente [quella di Vicenza è stata, a fine giugno, la vera occasione di bilancio del movimento contro la base] al Festival di Radio Sherwood a Padova [che si apre mentre la città si chiude, alza muri e dà la caccia alle prostitute]. Ma poi, negli ultimi anni, si sono moltiplicati gli incontri, o feste, del commercio equo, della “filiera corta”, del buon comportamento ambientale e alimentare, da Fà la cosa giusta a Milano ad Altrocioccolato a Gubbio in Umbria, fino alla grande [forse troppo] Terra futura a Firenze. Luoghi dove si va, proprio come ai Forum sociali o ai controvertici come quello di Rostock, non per scelta politica, ma perché attratti dalla proposta di un altro modo di vivere, di mangiare, di consumare energia. Senza doveri preventivi, e in allegria.

Una di queste feste, chiamata “biofesta”, si svolge questo week end [da venerdì 13 a domenica 15] a Grottammare, sull’Adriatico, in provincia di Ascoli Piceno. A organizzarla, insieme, sono l’Associazione italiana dell’agricoltura biologica [Aiab], il comune, la Provincia di Ascoli, e Carta, il nostro giornale. Nomi che suggeriscono qualcosa: che i tre giorni di festa sono l’incrocio tra i tentativi di molte amministrazioni locali di contraddire gli obblighi che il liberismo, e i suoi agenti politici, fanno precipitare sui territori; la promozione di un modo dell’agricoltura che a sua volta contraddice l’invadente [nelle campagne e sugli scaffali dei supermercati] agro-business globale; l’ormai decennale comunicazione di quel che i “cantieri sociali” fanno per inventare un’altra democrazia [quella a base municipale appunto] e mettere in pratica un’altra economia [quella delle decrescita, per intendersi].

Detta così, l’"altra campagna" [è il nome della “biofesta” di Grottammare, sembra una roba accigliata. Ma in tre giorni di dibattiti ne faremo solo due, uno sulla terra, e l’altro [sabato pomeriggio] su e con le molte comunità ribelli in giro per l’Italia. Per il resto, cene e spiaggia, film e teatro, proiezioni, un gran concerto, i pizzaioli biologici e il mercatino, e così via. Per stare insieme, che è l’attività più sovversiva immaginabile, di questi tempi.

E’ tutto sul sito www.laltracampagna.org

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