Lo sciopero dei lavoratori delle cooperative sociali [Legacoop, Confcoop..] indetto dai sindacati confederali oggi a Roma, potrebbe segnare un punto di svolta nella tutela del lavoro degli operatori sociali. Migliaia i lavoratori delle società cooperative che dal 31 dicembre 2005 sono senza contratto, in balia di un sistema senza regole e senza il rispetto dei diritti costituzionali basilari: licenziamenti, mobbing, esternalizzazioni massicce.
Buona parte della cooperazione sociale oggi sopravvive con un salario minimo mentre è forte lo squilibrio economico tra chi amministra le cooperative e chi lavora.
«Il nostro problema più tangibile sono i soldi, ma quello che fa stare più male è la solitudine dell’operatore nel suo contatto con il disagio». A parlare è Giovanni [il nome è fittizio] psicologo di 31 anni, uno dei tanti precari, iper-specializzati pagati a cottimo. «In 5 anni ho guadagnato tra i 7 e 10 euro netti l’ora, senza quel minimo di tranquillità che ti dà un fisso mensile», dice ancora Giovanni.
C’è poi la questione dell’assenza di una qualunque valorizzazione della professionalità del lavoratore: all’interno delle cooperative non c’è avanzamento di carriera, esistono dirigenti in carica da quasi venti anni grazie alla mano invisibile dei partiti.
Allo sciopero partecipano anche i lavoratori precari appartenenti ai sindacati di base del pubblico impiego, università e ricercatori.






