E’ cominciata questa mattina l’udienza nell’aula del tribunale di Taranto contro l’acciaieria Ilva, per cui lavorava Silvio Murri, operaio ucciso dal crollo dell’impalcatura su cui stava lavorando il 21 maggio del 2004, intentato dall’Associazione 12 giugno. La moglie, insieme all’associazione tarantina, chiedono giustizia, risposte e significativi cambiamenti per fare in modo che il lavoro nell’acciaieria non causi ulteriori vittime . In un processo simile, intentato per la morte di un altro operaio dell’Ilva, Domenico Mele, il pm propose la condanna per tutti gli indagati evidenziando come non fossero state rispettate determinate norme per la sicurezza ed accertando il fatto che la morte si sarebbe potuta evitare adottando accorgimenti in grado di garantire l’incolumità fisica dello stesso operaio. Ma la situazione all’Ilva procede immutata, tanto che un gruppo di giovani operai pochi giorni fa hanno inviato una lettera al Corriere del Mezzogiorno, denunciando il mancato funzionamento di alcuni aspiratori e la preoccupante presenza di fumi nocivi nella loro area di lavoro.






