I dati diffusi dall’Inca [Istituto nazionale confederale di assistenza] Cgil in un incontro all’Ambra Jovinelli di Roma, il giorno dopo l’approvazione del decreto legge sulla sicurezza sul lavoro, dimostrano in modo chiaro che gli incidenti nei posti di lavoro sono una piaga che investe donne e uomini anche se in modo diverso. In Italia muoiono infatti 1400 persone a causa di incidenti sul lavoro e il 7,7 per cento di questi è di sesso femminile. Ogni anno sono circa 120 le donne che perdono la vita al lavoro. In pratica una ogni tre giorni. Ma sulle donne, ricorda l’Inca Cgil, quando non sono direttamente vittime di infortuni, ricadono soprattutto gli effetti più devastanti degli infortuni, in particolare, come vedove, quando devono rimboccarsi le maniche per ricomporre la famiglia che viene spezzata.
Le morti o gli infortuni nei posti di lavoro non sono dunque appannaggio soltanto degli uomini che, non vi è dubbio, sono più esposti a lavori rischiosi. Per loro l’incidenza degli infortuni resta percentualmente più alta: il 51,8 per cento contro il 26,1 per cento delle donne. Alcuni dati elaborati dall’Inail rilevano anche che il fenomeno è in ascesa tra le lavoratrici, soprattutto per il sempre più frequente ingresso delle donne in settori lavorativi ad alto rischio di infortuni e malattie da lavoro. Per quanto riguarda il dato complessivo degli infortuni nei diversi settori, nel solo triennio 2003-05 le donne vittime di incidenti sono state il 24,5 per cento del totale [228 mila casi su 934 mila]. Anche nel settore industriale, dove le donne rappresentano solo il 23 per cento del totale degli occupati, la quota degli incidenti subiti dalle donne è comunque significativa [10,4 per cento]. Quanto all’età, gli infortuni sono frequenti soprattutto tra le lavoratrici comprese tra 26 e 49 anni.
Ogni anno inoltre vengono denunciati all’Inail circa 26 mila casi di malattie professionali. Le donne, con quasi 6 mila denunce annuali, raggiungono il 21,8 per cento del totale. Nel settore agricolo si registra la più alta presenza di donne colpite da malattie professionali.
La differenza di genere delle malattie professionali rispecchia i ruoli specifici svolti dalle donne e dagli uomini nel mondo del lavoro: le lavoratrici sono più presenti nei servizi, nel commercio e nell’industria [in particolare nel settore tessile], mentre diminuiscono nell’industria manifatturiera, nei trasporti e nelle costruzioni. L’ingresso crescente di lavoratrici migranti nel mercato del lavoro in Italia fa registrare una aumento del fenomeno degli infortuni nei luoghi di lavoro. Dal 2001 al 2004, le lavoratrici non comunitarie infortunate sono raddoppiate, passando da 10 mila a circa 20 mila.
Secondo alcuni dati del patronato, il 40 per cento delle donne infortunate smette di lavorare dopo aver avuto un infortunio: troppo spesso, denuncia ancora l’Inca Cgil, pur restando al lavoro vengono adibite a mansioni, talvolta non compatibili con la menomazione subita, esponendole a un lavoro faticoso non sempre eseguibile. Soltanto il 3,8 per cento delle donne con disabilità trovano una giusta collocazione.
Sono significativi anche i dati di una recente indagine a campione condotta dall’Amnil, dalla quale emerge che una donna su cinque in media dichiara l’abbandono del compagno dopo l’infortunio. E, nel periodo successivo, oltre il 60 per cento delle donne intervistate, con una età inferiore ai 50 anni, si è separata.
Per migliorare la tutela delle donne, l’Inca Cgil propone di riconoscere il diritto anche alle coppie di fatto all’indennizzo Inail, di garantire ai figli minori e studenti la stessa percentuale di rendita Inail prevista per il coniuge superstite [50 per cento], di assicurare che l’indennizzo Inail non sia inferiore alla retribuzione del lavoratore o della lavoratrice deceduto per un incidente sul lavoro, di aumentare il fondo nazionale per le vittime nei luoghi di lavoro e, in caso di gravi incidenti domestici, assicurare alla lavoratrice che il periodo di malattia non incida ai fini della conservazione del posto di lavoro.
Gli infortuni, gli sfruttamenti e le violenze contro le donne nei posti di lavoro sono i temi al centro di molte iniziative promosse in questi giorni da collettivi di donne. A Taranto, ad esempio, questa mattina le lavoratrici delle pulizie, già protagoniste di una grande e inedita mobilitazione la scorsa estate, hanno organizzato una protesta a Ponte Girevole. A Roma, l’8 marzo ci sarà, tra le molte iniziative, anche un incontro per la formazione di un nuovo organismo di donne disoccupate, il Comitato per il lavoro e il salario d’esistenza che ha chiesto già un incontro con l’amministrazione comunale, mentre lunedì 10 [ore 17] presso la biblioteca comunale di piazzale Bestat organizza la viedo proiezione del lavoro teatrale di Paola Cortellesi «Gli ultimi saranno gli ultimi», dedicato alle operaie delle pulizie.
A Milano, invece, la protesta è soprattutto contro Esselunga, la nota azienda che alcuni giorni fa, ad una donna migrante che lavora come cassiera nella filiale di viale Papiniano, ha impedito per oltre quattro ore di lasciare la cassa per andare in bagno. La donna ha denunciato il fatto ed è stata aggredita e massacrata negli spogliatoi. Per questo, l’8 marzo il collettivo Maistat@zitt@, il Collettivo ri/belle e il Collettivo Quarantasette organizzano la protesta dell’«Oka inkazzata» [che questa mattina invece è stata vista aggirarsi presso la sede di Esselunga a Brescia] nei dintorni di via Papiniano [ore 15].
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