Dopo l’appello dei sindacati tedeschi e di vari leader politici tedeschi al boicottaggio dei prodotti Nokia, il 18 gennaio, anche Attac Finlandia sceglie questa via in risposta alla decisione del gigante finlandese delle telecomunicazioni di chiudere l’impianto di Bochum, in Germania, e trasferire la produzione in Romania. Costo sociale: 2300 licenziamenti. La delocalizzazione di una fabbrica non in perdita come quella di Bochum è un esempio del «capitalismo più inumano», secondo Attac Finlandia. Anche perché il primo fabbricante mondiale di telefonini ottenne oltre 90 milioni di euro negli anni novanta proprio per stabilirsi in Germania. «Poiché le azioni sindacali di carattere transnazionale sono proibite, la reazione dei consumatori sembra essere l’unico modo per combattere contro questa ingiustizia», afferma il presidente di Attac Finlandia, Mikko Sauli.
Attac Finlandia non chiede ai proprietari di un cellulare Nokia di cambiarlo, ma di «riflettere su quale marca comperare quando cambiano cellulare». Finora la Germania era il quinto mercato di ventita più importante per la Nokia, dopo Cina, Usa, India e Gran bretagna.
La Confederazione europea dei sindacati [Ces] sottolinea che questo licenziamento collettivo evidenzia l’urgenza di modificare la direttiva dell’Ue sui comitati d’impresa europei per evitare che i sindacati sappiano per ultimi, come in questo caso, della delocalizzazione di una fabbrica.
Tags assegnati a questo articolo: diritti






