Una questione centrale

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Quel tizio che l’altro giorno ha lanciato migliaia di palline giù per la scalinata romana di Trinità dei Monti è stato sfortunato. Ha scelto un giorno in cui è accaduto di tutto di più, e la sua azione è passata come un rumore di fondo. Insieme alle palline andava a rotoli anche qualcos’altro. Il papa ha abbandonato la Sapienza, la signora Mastella è stata arrestata e suo marito [il ministro della giustizia] si è dimesso, la Corte costituzionale ha accolto i referendum sulla legge elettorale innescando il conto alla rovescia per la cosiddetta Seconda repubblica.
Ma questa enorme commedia dell’arte sta trasformando in «rumore di fondo» anche la vicenda del contratto nazionale dei metalmeccanici. Si discute di soldi, e nonostante anche Confindustria riconosca l’esistenza di una «questione salariale» in questo paese, i padroni non vogliono allargare i cordoni della borsa. Ma si discute anche di precarietà e diritti. Un tempo si sarebbe parlato di «centralità operaia». Oggi non ha senso riesumare certi schemi, ma non è necessario essere esperti di relazioni sindacali e di sociologia del lavoro per capire che tutto ciò riguarda lo stato dei diritti del lavoro nel complesso. In questo paese c’è uno zoccolo duro che tiene botta a qualsiasi provocazione, che non arretra di fronte ai «governi amici» e partiti «democratici», come è emerso nel caso del Pacchetto sul welfare, sonoramente bocciato dai metalmeccanici. Sono loro che vorrebbero piegare, per avere campo libero.
Tanto più che il presidente uscente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, sta scaldandosi a bordo campo e osserva la Casta annaspare: è in attesa di gettarsi nella mischia da salvatore della patria.

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