La Camera ha approvato con 246 voti a favore e 172 voti contrari [e un astenuto] il disegno di legge sul Welfare. Dopo la fiducia incassata ieri dal governo, con i mal di pancia dei partiti alla sinistra dell’Unione, il testo passa ora al senato. Non hanno partecipato al voto gli esponenti dei Comunisti italiani, dopo che ieri il presidente della commissione lavoro Gianni Pagliarini si era dimesso in polemica con la scelta di tralasciare le modifiche che erano state apportate al protocollo, su lavoro a tempo determinato e pensioni dei lavori usuranti. «Dopo aver votato la fiducia, il Pdci ha deciso di non partecipare al voto finale sul welfare–affermano in una nota congiunta Franco Giordano del Prc, Fabio Mussi di Sinistra democratica, Alfonso Pecoraro Scanio dei Verdi–È una scelta sleale verso il processo unitario in corso e la collaborazione in atto tra i Gruppi parlamentari della sinistra. È stata una iniziativa propagandistica, assunta sapendo che comunque non avrebbe avuto effetti sulla coalizione e sul governo».
Intanti, il capogruppo del Prc alla camera, Gennaro Migliore, spiega i prossimi punti che il suo partito sottoporrà alla verifica di maggioranza: «Vogliamo riprendere l’iniziativa per dare forza alla lotta al precariato–spiega Migliore–Per noi questo non è una possibilità, è un obbligo. Serve una legge che superi la legge 30».






