Lo sciopero contro la riforma dei regimi speciali delle pensioni, come lo scorso 18 ottobre, è stato massiccio. A Parigi migliaia di persone hanno partecipato a una manifestazione partita da gare Montparnasse. Nel resto del paese ci sono stati diversi cortei. Alla Sncf, le ferrovie francesi, il traffico si è molto ridotto sebbene «più importante» del 18 ottobre, con circa il 20 per cento dei treni in circolazione, contro il 5 per cento, secondo la direzione delle ferrovie. Il 65 per cento dei lavoratori hanno aderito allo sciopero, che proseguirà domani.
Già da ieri pomeriggio però, si sapeva che alcuni sindacati avevano scelto di smorzare la protesta, «disinnescando» questo mercoledì di sciopero con un incontro dai toni molto concilianti con il ministro dei trasporti Xavier Bertrand. La prospettiva di un movimento a oltranza come nel 1995 non sfuma, ma nel fronte sindacale si sono aperte varie brecce, con grande soddisfazione dell’Eliseo, la presidenza, che tramite il segretario generale Claude Guéant ha fatto sapere che si apriranno presto «negoziati azienda per azienda nelle quali sarà rappresentato lo Stato». Una svolta che sa di retromarcia: finora la Cgt chiedeva un negoziato nazionale, ora propone un ciclo di negoziati di un mese. «Bernard Thibault, segretario generale della Cgt – ha aggiunto Guéant – ha fatto in modo che la crisi possa sciogliersi già dal primo giorno del conflitto». Oggi sono attese proposte del ministro del lavoro. Anche da queste dipenderà il proseguimento o meno dello sciopero.
Ma saranno alla fine le assemblee generali a decidere del futuro del movimento: i lavoratori della Sncf e, a Parigi, della Ratp [i trasporti urbani] sono determinati ad andare fino in fondo. Pierre Khalfa, del sindacato Solidaires, spiega che «questa giornata di lotta non mira, contrariamente a quello che dice il governo, a difendere vantaggi particolari, ma pone la questione dell’insieme delle pensioni, che sono sotto attacco da qualche anno. L’obiettivo del governo è fare tabula rasa di un buon sistema e imporre, dal 2008, un ulteriore aumento delle annualità di contributi necessarie ad andare in pensione. Ci battiamo contro il passaggio da 37,5 anni a 40 ma presto potrebbero essere 41 e l’obiettivo dichiarato del padronato è arrivare a 45 annualità. Questa è una battaglia dell’insieme dei lavoratori e proprio per questo chiamiamo alla convergenza delle lotte per imporre negoziati globali sulle pensioni».
Comunque vada, la giornata di sciopero del pubblico impiego del 20 novembre è un appuntamento che tutte le parti in gioco hanno ben presente. Potrebbe diventare la prima giornata di convergenza interprofessionale, come ha auspicato la Lega comunista rivoluzionaria, partito di sinistra. Uno scenario che convince sindacati come Sud e Fo, e a favore del quale si sono già pronunciati gli studenti.
Il movimento studentesco contro la legge Pécresse [dal nome della ministra dell’università e della ricerca] sull’«autonomia» delle università continua ad ampliarsi. Secondo l’Unef, il maggiore sindacato studentesco, «34 università e un istituto universitario tecnologico sono bloccati mercoledì»: alcune sono state chiuse dai presidi dopo un blocco. Solo nella giornata di ieri, secondo la France presse, ben 22 mila studenti hanno partecipato ad assemblee. Tra i fautori del blocco e chi vuole tornare a studiare le tensioni sono sempre più forti. A Nanterre, per esempio, l’azione dei poliziotti, accorsi ieri su richiesta del preside per sgomberare i blocchi a colpi di manganellate e lacrimogeni, è stata accolta da alcuni studenti al grido di «Chi blocca fuori dagli atenei», «Libertà di studiare» o «Allez les bleus» [il grido dei tifosi della nazionale di calcio]. Oggi le università sono rimaste deserte proprio per lo sciopero dei trasporti urbani. In varie città, da Parigi a Grenoble e da Lione a Lille, si sono svolte manifestazioni in sostegno ai lavoratori. E ci sono state anche assemblee generali a Albi, Bordeaux II, Caen, Montpellier I, Nancy II, Orléans e Tolosa III.
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