E’ già persa la battaglia dei lavoratori di Vodafone contro la svendita dei 914 lavoratori del settore asistenza clienti? A giudicare dall’esterno pare che le mobilitazioni non siano che al debutto, visto il crescente consenso e la simpatia dilagante di cui godono i protagonisti di questa vicenda. L’opinione pubblica comincia ad accorgersi di loro, la clientela della multinazionale della telefonia [della cui condotta poco responsabile offriamo un ritratto approfondito sul numero di Carta settimanale in edicola da sabato 27 ottobre] solidarizza con gli scioperanti, pezzi di maggioranza promettono appoggio in parlamento.
Eppure, il sindacato lancia segnali di resa. «Sull’esternalizzazione la battaglia è già stata persa, perché con la chiusura della procedura l’azienda ha confermato ll passaggio dei 914 operatori a Comdata. Certo, noi continuiamo a ritenere questa scelta di Vodafone scellerata». A dirlo è Enrico Miceli, segretario generale di Slc Cgil, in un’intervista a Liberazione, commentando il trasferimento, previsto tra otto giorni, di 914 operatori del cali center da Vodafone a Comdata: «Il problema che oggi ha il sindacato è di accompagnare il trasferimento a Comdata con clausole di garanzia che, altimenti, questi lavoratori non avrebbero. Infatti la legge prevede solo un anno di illicenziabilità e la garanzia del trattamento economico e retributivo. Noi pensiamo sia possibile costruire qualcosa che li difenda di più. Siccome non c’è contrapposizione tra accordi sindacali e la possibilità di aprire procedure legali, abbiamo chiesto ai ministeri delle attività produttive e del lavoro di aiutare la possibilità di fàre un accordo con l’azienda». Conclude Miceli: «Sappiamo che c’è la forte volontà da parte di alcune forze politiche della maggioranza di bloccare, attraverso atti parlamentari, questa cessione. Se questa iniziativa avesse successo, saremo i primi a brindare».
Questo atteggiamento di «riduzione del danno» è stato rigettato dalle assemblee che si sono tenute nei giorni scorsi in giro per l’Italia, con le quali i lavoratori di fatto non hanno concesso il mandato a trattare al sindacato, considerando le proposte troppo rinunciatarie [sostanzialmente, ci si limitava a chiedere garanzie a Comdata, l’azienda che dovrebbe «comprare» i lavoratori da Vodafone, e a tentare di ridurre il numero delle persone interessate dall’esternalizzazione]. Infatti le segreterie confederali hanno comunicato questo pomeriggio ai vertici dell’azienda la mancata disponibilità a trattare espressa dalle assemblee.
«Le assemblee si sono svolte dovunque, e dovunque hanno prevalso i voti contrari al mandato sindacale–ci racconta Federico Sciarpelletti, delegato Rsu Vodafone–Tranne che a Roma, dove l’assemblea non ha neanche votato. Abbiamo ritenuto illegittimo il comportamento delle segreterie. Non c’è stato nessun processo democratico, si sono semplicemente limitati a presentarci un documento che dovevamo prendere o lasciare. Hanno convocato il cooordinamento delle segreterie per il 19 e 20 ottobre, giorni in cui eravamo presi dallo sciopero e dal corteo di Roma, e avevamo detto che non saremmo stati disponibili. Non c’era motivo di tanta fretta. Noi abbiamo chiesto che le procedure di esternalizzazione, che dovrebbero partire dal 7 novembre, vengano rinviate di almeno due mesi. Perché Vodafone ha violato l’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori, quello sulle condotte antisindacali, non avendoci informato per tempo della cessione del ramo d’azienda. Con sessanta giorni in più possiamo continuare la lotta, istituire un vero processo democratico di consultazione dei lavoratori», conclude Federico.
I lavoratori stanno studiando forme di lotta creative e inedite, da affiancare agli scioperi e ai sit-in.
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