Nairobi, 22 gennaio. Alle 8 de mattino lo spazio dello stadio di Kasarani e già pieno di gente. Qualcuno entra nel campo da gioco deserto giusto per ricordare, nella luce limpida del mattino, le Coppe d’Africa, i Giochi africani e, andando più in la col tempo, i grandi raduni di Yomo Keniatta.
Gli spazi sono ben organizzati, il clima fresco e asciutto è ideale. Sin dal primo mattino, il grande spazio esterno allo stadio è percorso da cortei colorati e animati da slogan, tamburi e canti.
L’organizzazione non decolla, soprattutto al centro stampa, ma l’entusiasmo è alto, tra chi canta, chi distribuisce inviti per le attività previste.
Tra gli stand presenti nello stadio Kasarani molti notano quello ben allestito e reso accattivante da una moltitudine di lampioncini rossi e piccoli draghi. È uno stand di alcune “organizzazioni” cinesi e gli africani presenti sembrano molto interssati. Oltre ai piccoli manufatti tradizionali, ci sono molti libri, quasi tutti sullo sviluppo economico, qualcuno sulla storia della Cina o le caratteristiche generali del paese. Viene distribuito un opuscolo, non diverso nella copertina da quelli distribuiti da paesi come la Germania o da reti internazionali, per pubblicizzare le attivita organizzate allo interno del Forum. L’autore e il Segretariato del Cnie, rete delle Ong cinesi per lo scambio internazionale.
Questo e quanto scritto sulla copertina, ma inutile cercare la minima traccia di organizzazioni non governative nelle 36 pagine patinate che lo compongono. L’impaginazione e quella di una pubblicazione aziendale, solo che il prodotto in vendita è un paese intero, la sua storia, le sue relazioni diplomatiche con i paesi africani [una tabella riporta le date dell’allaccio dei rapporti diplomatici con i singoli stati del continente] e soprattutto quello che ha da offrire: commercio e tecnologie, ma anche cooperazione sanitaria, fino alla voce “scambi culturali” riassunta da un bambino cinese che gioca con una giraffa giocattolo. Riga dopo riga, verrebbe da sbottare “ma di qualcosa di non governativo!”. Eppure l’opuscolo dice molto: il “non governativo” [si fa per dire] è un marchio in più nell’inarrestabile produzione cinese, e ancora di piu dicono i visi dei tanti africani che affollano lo stand, affascinati e quasi ipnotizzati dal modello cinese.
Birgit Zimmelli, tedesca, partecipa per la prima volta al Forum: non credeva ai suoi occhi quando si è affacciata alla finestra della sua stanza all’hotel Comfort Inn, svegliata da grida agghiaccianti. Nella strada, due bulldozers stavano procedendo alla demolizione di povere baracche di lamiera, che servivano da abitazione o da negozio per molte famiglie, mentre uomini, donne e bambini correvano qua e la nella notte, urlando e piangendo. Dopo mezz’ora, era tutto finito e il silenzio era rotto solo da lamenti.
La distruzione delle baraccopoli, per rendere le città piu belle per i residenti ricchi, e uno dei problemi al centro del Forum di Nairobi, insieme a quello dei senzatetto e alla lotta per il diritto all’abitazione e la dignità della condizione urbana in generale. La concomitanza del Forum non sembra pero aver scoraggiato una politica che interessa ormai, con modalità molto simili, quasi tutte le metropoli del Sud del mondo. “È molto triste vedere che sono sempre i poveri a soffrire in nome dello sviluppo” ha commentato un passante.
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