Siamo tutti un po’ calabresi

A chi frega della Calabria? A parte gli exploit fotografici di Oliviero Toscani [per una campagna pubblicitaria ben pagata dalla Regione] e svariati omicidi e arresti di ‘ndrangheta, della regione ultima in Italia per Pil e reddito pro capite, e prima per disoccupazione e abusi edilizi non si occupa nessuno, o quasi. Grave errore, perché come nel caso di Napoli e della Campania, una serie di crack che lì stanno avvenendo hanno la qualità di rivelare quel che altrove è ancora sottotraccia, movimenti tellurici la cui energia non è ancora del tutto esplosa. Prima di tutto, naturalmente, in Calabria è clamoroso il naufragio della classe politica, cioè della «rappresentanza», e quindi delle istituzioni. Destra, sinistra o centro, non fa differenza.
La scorsa settimana, il presidente regionale, nonché uno tra i padri fondatori del Partito democratico, Agazio Loiero, ha inventato il messaggio a reti unificate regionali per comunicare ai cittadini che non sa, davvero, se tenere in piedi la giunta e il consiglio così come sono o dimettersi e quindi provocare nuove elezioni. La mossa era stata concordata, due giorni prima, in un incontro tra Loiero, Veltroni e il capo del Pd in Calabria, Marco Minniti [uomo più potente di quanto appaia, già braccio destro di D’Alema, fino a ieri sottosegretario agli interni con delega ai servizi segreti e, si dice, molto amico dell’industria militare].
Cosa accade di tanto urgente e grave, da smuovere i vertici del Pd? Tanto per dirne una, 33 consiglieri regionali su 50 sono inquisiti dalla magistratura. Per dirne un’altra, il vicepresidente del consiglio Crea e l’assessore al turismo Tripodi sono stati arrestati. Sono entrambi dell’Udeur, e Crea era il sostituto di Fortugno, assassinato a Locri nel 2005. Ancora, l’ex assessore al bilancio, il vice-minniti Nicola Adamo, è indagato per truffe sui soldi dell’Unione europea. Insomma, la nave è sta colando a picco. Però sono anche in arrivo i 7 miliardi di euro, per il quinquennio 2007-2013, dei fondi europei: come dice la recente relazione della Commissione antimafia, «in vista di ogni elezione, notabili politici detentori di pacchetti di voti e preferenze, si offrono sul mercato del consenso. Si cambia così schieramento portando in dote voti ma anche interessi materiali e clientelari». Non solo: «Questa è la politica debole – aggiunge la Commissione – che in Calabria dà forza alla ‘ndrangheta».
Ora, che tutto questi riguardi appunto solo la Calabria, mela bacata nel cesto delle mele sane, è un’illusione: non solo perché, per citare un esempio, gli arresti che hanno coinvolto Tripodi sono avvenuti allo stesso tempo in Umbria, dato che i 35-50 miliardi ogni anno che la ‘ndrangheta accumula vengono investiti dappertutto, ma perché, in modi diversi, la frattura tra una politica che gestisce a suo uso i flussi di denaro pubblico e la società è un fenomeno generale. Quindi – suggerimento – bisognerebbe guardare con enorme ed egoistica simpatia alle cooperative della Locride che questo sabato promuovono una mobilitazione per liberarsi della mafia, o ai movimenti come quello di Gioia Tauro che, resistendo a uno «sviluppo» idiota e vandalico, intralcia anche gli affari politico-mafiosi, o al sindaco di Riace che cerca per il suo paese un modo di vivere onesto, o alle associazioni di Crotone che hanno fermato Europaradiso, una specie di pazzoide Disneyland, e contestano uno dei peggiori Cpt d’Italia. Il 15 marzo, proprio a Crotone, si terrà un incontro regionale tra movimenti, associazioni, gente del sindacato e della sinistra per capire se c’è vita dopo l’ennesimo Loiero. Se esiste un’altra politica.

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