Nelle ultime settimane, non si fa che parlare del dissesto finanziario in cui la ex giunta Veltroni avrebbe lasciato il comune di Roma. Notizie e allarmi del nuovo sindaco Gianni Alemanno [An-Pdl] che, dal palazzo del campidoglio, rimbalzano a palazzo Chigi e da lì a un’infinità di altri palazzi. Il buco c’è, ammettono gli ex assessori comunali del Pd, la ragioneria dello stato e le agenzie di rating internazionali, ma è fisiologico e comunque è quello già dichiarato di 6,9 miliardi di euro, non c’è niente altro di nascosto.
Certo, l’amministrazione della cosa pubblica non deve essere stata così buona se si è raggiunta una tale cifra, né tranquillizza la certificazione di un’agenzia di rating. Ma ogni volta è la stessa storia: in campagna elettorale, il centrodestra promette meno tasse e tante cose in più, poi alla prova dei fatti i conti non tornano mai. E allora passa dai proclami populisti ai tagli veri, che a livello locale sono gravati dall’azzeramento dell’Ici e dalla riduzione dei trasferimenti di fondi dal governo agli enti locali. A Roma, il primo settore ridimensionato è stato quello delle manifestazioni culturali [estate romana, rassegne di musica e di cinema], la Notte bianca è stata cancellata mentre si sta decidendo cosa fare del festival del cinema. Per risparmiare quanto? Non si sa.






