Gli exit polls hanno mentito, a stare alle proiezioni [basate su voti reali]. Forse mentono anche le proiezioni. Però allo stato [ore 18,30 di lunedì] il famoso pareggio non esiste, era un bluff ed è durato appunto fino agli exit polls. Anche le proiezioni sui seggi al senato dicono che Berlusconi ha vinto comodamente, in percentuale il vantaggio della destra sul Pd di Veltroni sarebbe di 6 punti. Però parrebbe che Veltroni sia riuscito nel suo scopo principale: distruggere la sinistra politica. Sembra una affermazione esagerata, ma in fondo il Pd, benché meno forte delle aspettative, può serenamente ritagliarsi un ruolo di co-pilota, sulle riforme istituzionali e su tutto querl che serve per far ripartire la crescita del Pil, a partire dalla infrastrutture, dall’energia eccetera. Sperando poi, Veltroni, che la prossima volta toccherà a lui. La vera notizia di questo voto è la quasi scomparsa della sinistra [anche se al momento non sappiamo se alla camera la Sinistra Arcobaleno ha superato o no lo sbarramento del 4 per cento: è però abbastanza certo che non prenderà alcun seggio al senato]. La grande storia della sinistra italiana starebbe finendo come quella della sinistra francese e di quella spagnola. Più che di exit polls, si tratta di exit e basta.
Sulle cause per cui in due soli anni un insieme di partiti che potevano contare su oltre il 10 per cento dei voti siano precipitati in questo modo, ci sarà modo di discutere a lungo. L’impressione però è che non si tratta solo del fatto che molto elettorato di sinistra ha presentato il conto di una partecipazione al governo Prodi fallimentare da molti lati. Si tratta di qualcosa di più profondo, secondo noi. Ovvero che a una politica che tende sempre più ad assomigliare alla rappresentazione che ne fanno i media [e viceversa], e a un antagonismo tra Pd e Pdl che riguarda sempre più le facce e sempre meno la cultura [che è quella della «crescita» ad ogni costo], corrisponda una società italiana che in misura crescente cerca nuovi modi di collegarsi, di difendersi e di proporre un modello di civiltà diverso da quello del «libero mercato». La sinistra politica non ha saputo rinnovarsi tanto da immergersi in questa società che si riorganizza né ha saputo giocare al tavolo della politica istituzionale, e l’esperienza del governo l’ha triturata.
Da oggi in poi prevarrà certo nelle menti di tanta gente di sinistra un sentimento di irrimediabile sconfitta. Ma nei prossimi mesi – ci scommettiamo – i fatti dimostreranno che lo schiacciasassi dello «sviluppo», alla cui guida potranno essere indifferentemente Veltroni o Berlusconi, o tutt’e due, troverà ostacoli assai difficili da superare, ovvero la società civile, le comunità, le reti e i movimenti sociali cui toccherà, tra le altre cose, supplire al crollo della sinistra dei partiti. E tante persone che in quella storia e in quella cultura hanno messo le loro energie e la loro passione avranno modo di ritrovare luoghi e modi dell’impegno politico e sociale. O almeno lo speriamo.
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