Silenzio elettorale

Basta trattenere il fiato ancora per un paio di giorni. Doveva essere la campagna elettorale del fair play e della legittimazione reciproca. È scivolata in rissa e in retorica grottescamene epica. Niente di nuovo? Tutt’altro. Cinque anni di Berlusconi e due di Prodi, di liberismo insomma, anche se con sfumature diverse, non sono passati senza conseguenze sul tessuto sociale ed economico. Non serve un metereologo per capire dove soffia il vento, dicevano gli studenti sovversivi dell’Sds negli Stati uniti degli anni sessanta. Il vento dei programmi elettorali è ancora quello. Per questo nonostante ciò che dicono i due principali candidati premier, chiunque vinca non sarà in grado di governare. Non è solo una questione di numeri in parlamento, dove è probabile che al senato si ripeta il pareggio. È che i due, leggono la realtà con le lenti elettorali. I più critici rivolgono la stessa accusa anche alla Sinistra arcobaleno. L’Alitalia e i diritti dei migranti, gli omicidi sul lavoro e Totti, la Tav e i rifiuti in Campania, tutto è stato usato, triturato, scomposto e ricomposto. Alla fine, l’oggetto del contendere è talmente diverso da risultare irriconoscibile. Da lunedì in poi, gran parte del lavoro del governo, quale che sia, sarà cercare di far coincidere il paese reale con quello percepito dal palco dei comizi. Howard Zinn parla di perdita del senso delle proporzioni: «Sosterrei un candidato contro un altro? Sì, per due minuti, il tempo che serve nella cabina elettorale. Ma prima e dopo quei due minuti, il nostro tempo, la nostra energia, dovremmo impiegarli per istruire, mobilitare, organizzare i nostri concittadini sul posto di lavoro, nel nostro quartiere, nelle scuole». Nella realtà.

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