Ci sono. Le cinquanta mila firme per la proposta di legge popolare per dichiarare l’Italia libera dalle armi nucleari sono state raccolte. Una campagna straordinaria che ha lavorato sotto traccia in tutta Italia. In realtà, le cose non sono andate esattamente come avevamo previsto: è mancata la partecipazione dei partiti che avevano annunciato appoggio e strutture, così come l’adesione di grandi organizzazioni internazionali. È stato sorprendente invece l’aiuto che abbiamo ricevuto da parte dei piccoli gruppi locali. Mi riferisco ai comitati cittadini di Vicenza, dove la società civile dice no al nuovo sito militare nell’aeroporto dal Molin: ragionare sull’opposizione alla diffusione delle armi atomiche con loro non è stato difficile. Quella di Vicenza è stata la prima provincia assieme a quella di Padova dove abbiamo avuto un’adesione quasi totale della popolazione, a seguire i comuni di Ghedi [Brescia], dal quale lo il 30 settembre è partita la campagna, e Reggio Emilia, dove associazioni, botteghe del commercio equo, parrocchie e sindacati ci hanno appoggiato creando un’alleanza davvero stretta e inedita. Più di duecento tra Comuni e Province hanno dimostrato di rappresentare la volontà dei propri cittadini approvando in consiglio mozioni di sostegno alla campagna. Giovedì 27 marzo una nostra delegazione consegnerà gli scatoloni con le firme all’Ufficio atti legislativi e verrà ricevuta dal presidente della camera. Il percorso vero comincia adesso: abbiamo bisogno che il parlamento accetti di aprire il dibattito sulle armi atomiche. Un grande messaggio di solidarietà, intanto, ci è arrivato dal sindaco di Hiroshima: anche lui concorda sull’urgenza di continuare a fare in mille modi cultura di pace.
Tags assegnati a questo articolo: pace, nonviolenza, atomiche






