Fine d'anno di pace. «Non vogliamo gli F-35»

Si avvicina il 2008. E con il nuovo anno si avvicina pure il momento in cui inizieranno a costruire lo stabilimento per l’assemblaggio dei nuovi cacciabombardieri americani F-35.
Entro la cinta dell’aeroporto militare di Cameri (a pochi chilometri da Novara) Lockheed Martin ed Alenia avvieranno a breve le operazioni necessarie per cominciare la produzione dei micidiali cacciabombardieri di nuova generazione.
I prototipi degli F-35 già volano nei cieli degli Usa: i primi collaudi hanno lasciato molto soddisfatti i militari, felici, evidentemente, di poter disporre di un nuovo ipertecnologico strumento di morte. Il nostro paese non è voluto restare indietro nella corsa agli armamenti: sono aumentate le spese per l’acquisto di nuovi sistemi d’arma e diverse missioni cosiddette di pace vengono disseminate qua e là nel mondo, a seconda della fantasia guerrafondaia dei governi che si succedono negli anni che passano. Governi di diversa composizione politica e purtuttavia simili nel concepire una politica estera di aggressione nei confronti di territori altrui e di asservimento alla politica di potenza degli Stati uniti d’America e della Grande Europa.
Noi, che da sempre rifiutiamo la guerra come pure ogni altro strumento di dominio, non possiamo evitare di alzare alta la nostra voce contro l’ennesima impresa militare che, tra l’altro, stravolgerà pure il nostro territorio compreso entro i confini del parco del Ticino. Ad ogni modo, al di là di ogni questione relativa all’impatto ambientale, costruire cacciabombardieri significa senza dubbio preparare strumenti di sterminio di massa, significa preparare gli attrezzi per la conquista di territori “nemici”, a sostegno della predazione di risorse economiche sempre più scarse e sempre più contes

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