Proteste in Francia contro la legge sul Dna

Quarantamila firme in sole 48 ore contro l’emendamento Mariani, quello che autorizza i test del Dna per i migranti candidati al ricongiungimento familiare, non hanno fermato il senato, che ha già votato l’articolo incriminato e sta approvando l’intero disegno di legge sull’immigrazione presentato dal ministro all’immigrazione e all’«identità nazionale», Brice Hortefeux. Nel frattempo la Cimade, il servizio ecumenico di aiuto agli stranieri, ha pubblicato giovedì 4 ottobre il suo rapporto annuo sui Centri di permanenza temporanea in Francia. L’organizzazione denuncia «la trasformazione del dispositivo di detenzione e la sua industrializzazione». «La detenzione è scivolata verso una logica di internamento, trasformando progressivamente questi luoghi in campi», dove finiscono per 32 giorni le vittime di «arresti a domicilio, retate in alcuni quartieri, arresti trappola in prefettura, arresti di bambini all’uscita della scuola». Il rapporto insiste anche sulla generalizzazione dell’internamento dei bambini, contro ogni principio di protezione dei minori.
Nei Cpt, dove «attentati alla dignità delle persone e dinieghi di umanità sono diventati quotidiani», sono state rinchiuse almeno 31.232 persone nel 2006, di cui il 45 per cento sono state espulse e il 54 per cento sono state liberate o hanno ricevuto un foglio di via. Per l’associazione, le prime vittime di questa politica sono i romeni, «per lo più rom, che vivono su terreni al margine delle città».
Nel mirino dell’associazione, la «logica eticamente inaccettabile» della politica governativa basata sul «fare sempre più numero da dare in pasto all’opinione pubblica». Un’ossessione di cui la Francia sarkozysta detiene il primato ma non l’esclusività: non ha caso l’Ue è impegnata da diversi mesi nell’elaborazione di una direttiva sull’espulsione dei migranti irregolari, che rischia di essere l’ennesimo colpo inflitto ai diritti dei migranti.

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