Sicurezza. Le associazioni scrivono al governo

Il ministro degli Interni, Giuliano Amato, oggi in una breve relazione al Consiglio dei ministri, ha detto che il «pacchetto sicurezza», in discussione il 23 ottobre, sarà affiancato da altri tre disegni di legge per dare il via a un «intervento organico di forte impatto per contrastare fenomeni criminali e degrado sociale e urbano». Intanto, una decina di associazioni nazionali e locali [Antigone, Arci, Cantieri sociali, Gruppo Abele e altre] hanno inviato una lettera ai ministri competenti sulla vicenda «pacchetto sicurezza», chiedendo di essere ascoltati. Fin’ora non hanno avuto risposte, ma si dicono molto preoccupate per la bozza del disegno di legge sicurezza resa pubblica, «che va in direzione completamente contraria a quelle che sono le nostre idee in materia».

Di seguito, il testo completo della lettera.

On. Paolo Ferrero, Ministro della Solidarietà Sociale
On. Giuliano Amato, Ministro dell’Interno
On. Francesco Rutelli, Ministro dei Beni Culturali
On. Barbara Pollastrini, Ministro per i Diritti e le Pari Opportunità
On. Clemente Mastella, Ministro della Giustizia
On. Rosy Bindi, Ministro per la Famiglia

Oggetto: Richiesta di incontro urgente con le Organizzazioni Non Profit sui temi della sicurezza

Onorevoli Ministri,
Il tema della sicurezza nelle città è assurto alla ribalta del dibattito pubblico e politico ed il Governo si appresta a varare il cosiddetto “pacchetto sicurezza”.
Riteniamo che, volendo intendere il concetto di sicurezza come un processo di costruzione sociale tra le diverse competenze ed attori che vivono le città e vi operano e i diversi livelli delle competenze istituzionali sul piano locale e centrale, sia fondamentale che il confronto del Governo avvenga anche con le Organizzazioni Non Profit.
Quotidianamente ci misuriamo sul campo con le problematiche relative alla convivenza civile nelle comunità locali, occupandoci dei soggetti vulnerabili spesso considerati unica causa di un malessere percepito e manifestato in determinati contesti cittadini, realizzando interventi di prossimità e di sostegno alle persone in difficoltà ma attivando anche pratiche di mediazione dei conflitti volti ad aumentare la vivibilità dei territori e il benessere delle comunità locali.
Abbiamo maturato in questi anni un bagaglio di esperienze “sporcandoci le mani”, occupandoci di migranti, italiani, donne, uomini, minori, transgender che vivono una condizione di marginalità, di esclusione, spesso di sfruttamento, nelle aree della prostituzione, della mendicità, del disagio giovanile, dei “senza dimora”, delle dipendenze, delle culture giovanili, delle situazioni legate alla migrazione… Occupandoci, molte volte, non solo del disagio ma anche della cosiddetta “normalità”, dove spesso sono assai diffuse e nascoste situazioni di sofferenza che determinano tensioni gravi che frequentemente entrano in contatto, e si autolimentano in una sorta di interazione in negativo, con le aree della vulnerabilità e dell’esclusione.

Una esperienza declinata in pratiche reali sui territori attraverso l’interazione delle varie componenti che i territori vivono ed animano, portando servizi di ascolto e accompagnamento, di riduzione del danno e di prossimità, di promozione della salute e dei diritti, di uscita dalle situazioni di marginalità e sfruttamento, offrendo opportunità di inclusione sociale, lavorando con la cittadinanza e con le istituzioni, contribuendo al contrasto all’illegalità e allo sfruttamento.

Una esperienza spinta dal rifiuto di qualsiasi semplificazione di fenomeni sociali complessi, dal rifiuto delle scorciatoie securitarie (non solo inefficaci, ma lesive dei diritti degli “ultimi” e della convivenza civile e democratica), dal rifiuto della criminalizzazione ed espulsione del “diverso”, delle persone già ai margini della nostra società.

Una esperienza che ci insegna che il binomio repressione/criminalizzazione come unico strumento di intervento sul tema sicurezza e trattamento delle forme di devianza e marginalità estrema non solo non risolve ma, nei fatti, alimenta i fenomeni e gli spazi di illegalità. Gli “indesiderati” vengono spinti verso altri luoghi, spesso in un sommerso dove è più difficile contattare ed offrire opportunità alle persone in difficoltà o sfruttate e dove aumenta la spinta all’invischiamento in attività illegali. Vengono interrotti difficili percorsi di ricostruzione della coesione sociale. Si distolgono le risorse umane ed economiche delle forze dell’ordine dall’azione investigativa (lotta ai trafficanti e sfruttatori) verso quella repressiva che sovente solo illusoriamente dà risposte al senso di allarme e alla percezione di insicurezza manifestati dalla cittadinanza.

L’esperienza, spesso condivisa con gli Enti Locali e con le Forze dell’Ordine, ci insegna come invece la realizzazione di azioni positive a tutela delle fasce marginali e di promozione del benessere nelle comunità, siano la chiave per costruire realmente la sicurezza.

Occorre allora che nei territori vengano attivati Tavoli di Concertazione per la costruzione della sicurezza sociale in forma partecipata e concordata.
Occorre però che tale meccanismo di concertazione venga sviluppato anche a livello centrale e possa ricadere in termini di linee di indirizzo e proposte a livello locale. Un recente positivo esempio è costituito dall’Osservatorio sulla Prostituzione e sui fenomeni delittuosi ad essa connessi, istituito dal Ministero dell’Interno con la partecipazione degli altri Ministeri competenti e delle associazioni.

Per queste ragioni, chiediamo con urgenza, la possibilità di incontrarVi per un confronto costruttivo.
Certi di un favorevole riscontro, porgiamo distinti saluti.

Elenco in ordine alfabetico degli enti richiedenti l’incontro:

Antigone
Arci
Asgi – Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione
Associazione On the Road
Associazione Tampep onlus
Cantieri Sociali
Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute
Consorzio DROM (consorzio nazionale della cooperazione sociale – Legacoop)
Cooperativa Dedalus
FIOpsd–Federazione Italiana degli Organismi per le persone senza dimora
Forum Droghe
Gruppo Abele
Lilacedius
MIT – Movimento di Identità Transessuale
Nova – Consorzio per l’innovazione sociale onlus
Save the Children Italia onlus

Tags assegnati a questo articolo: migranti, globalizzazione, intercultura

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