Antoniooooo fa caldo. Diceva la pubblicità. E’ la supplica che viene in mente ora, ascoltando e vedendo in Tv strombazzata la grande notizia: accordo raggiunto sul Tav. Antonio Ferrentino, presidente Comunità montana, ai microfoni cerca di arginare parlando di un «pareggio». Basta con queste mezze verità. Fa troppo caldo per avere voglia di andare a leggere i sottili distinguo, rincorrere le ipotesi, le suggestioni come sono stati chiamati i progetti. Tutto e il contrario di tutto.
Cosa sta succedendo? Non lo capiamo neppure noi, neppure quegli amministratori che si sono trovati – accordati–e lo hanno saputo dalla Tv. Una cosa è certa, ha vinto in questa fase Virano, il presidente dell’Osservatorio ha portato a casa un risultato mediatico eccellente. Tenendo intruppati tutti. Per sancirlo ha voluto un conclave in un posto particolare come Pra Catinat. La Tv dava notizia dell’incontro con immagini dall’elicottero. Dall’alto l’ex sanatorio Agnelli, ricordava la distanza che esiste fra i comuni cittadini, fra i presidianti, fra gli amministratori, fra i sindaci e la cupola vera. Non è più il Tav. Non è più questa storia infinita di grande opera, centrale è il rapporto messo in crisi con questa operazione. Tutto a porte chiuse, come ormai ci hanno abituato. Sono ore queste in cui gli stessi amministratori sono in subbuglio, c’è chi pensa di dare le dimissioni e creare la crisi. C’è chi pensa alle nuove amministrative [prossimo anno]. I comitati organizzano una assemblea. Lo sconcerto totale, mesi e mesi di pratica quotidiana di confronto, rapporti personali costruiti sul tira e molla. Fino alla notizia di quell’applauso che sancisce l’accordo, che [tenta] di sotterrare per sempre un percorso una partecipazione, ormai impossibile da fermare e imbrigliare. Hanno fatto i conti senza l’oste, avere un territorio così ostile, ancora così ribelle non facilita di certo l’inizio lavori, per poter dire alla Ue di aver cominciato.
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