Il super-ministro

Adesso sappiamo chi andrà ad occupare il ministero più importante. Che non è quello degli interni o degli esteri, delle finanze, o tanto meno dell’ambiente. E’ quello delle infrastrutture. Ministro è Altero Matteoli, Premio Attila del Wwf nel 1994, all’epoca del primo Berlusconi. Ora, in coppia con il picchiatore di Genova, Claudio Scajola, nel 2001 agli interni e oggi allo «sviluppo economico», ha il compito strategico di spendere i nostri soldi per autostrade [ha subito annunciato la costruzione di quella nord tirrenica, dalla sua città, Livorno, in giù], Alta velocità, Mose, Ponte sullo Stretto e la valanga di «grandi opere» che il suo predecessore, lo scavatore di tunnel Lunardi, aveva infilato nella Legge Obiettivo, tuttora in vigore grazie a Di Pietro. Come direbbe Aghata Christie, Matteoli ha a disposizione, per commettere il delitto, il movente [il profitto delle grandi imprese di costruzioni], l’arma [la Legge Obiettivo, appunto, che esclude valutazioni d’impatto ambientale e parere delle comunità locali], e l’occasione [questo governo].
In più, Matteoli ci può mettere un suo profilo, diciamo così, meno post che fascista. Il ministero dell’ambiente che lasciò nelle mani non troppo affaccendate di Pecoraro Scanio era ridotto a una maceria. Tanto per dirne una, è stato condannato in due gradi di giudizio perché aveva dirottato fondi del ministero sul suo «gabinetto» personale: circa 130 persone. Per dirne un’altra, ha scritto il testo unico delle norme ambientali a quattro mani con Confindustria, proprio insieme alla signora Marcegaglia, prossima presidente degli industriali.
Cosa devono aspettarsi i No Tav, i No Mose, i mille movimenti cittadini che si oppongono a quel genere di «sviluppo»? Rispondetevi da soli.

Tags assegnati a questo articolo: grandi opere, ambiente, democrazia

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