Ritorno al futuro a Vicenza

Si sono ritrovati in piazza, ieri sera, per festeggiare la vittoria di Achille Variati, nuovo sindaco di Vicenza per il Pd. C’erano i movimenti e i partiti – circondati da televisioni e giornalisti – quasi in una situazione surreale, nuova per la città del Palladio storicamente dominata dalla Lega e da Forza Italia [battute ieri al ballottaggio per circa 500 voti, pur partendo con otto punti di vantaggio guadagnati al primo turno sul Pd].
A nulla è servito l’appoggio di Silvio Berlusconi alla candidata del Pdl, Lia Sartori. Il Cavaliere aveva scelto Vicenza come una delle ultime tappe della sua campagna elettorale, approfittandone per sostenere la candidatura dell’europarlamentare ex-socialista, sfidando i No Dal Molin e confermando quanti molti sospettavano: «Abbiamo detto di sì [al progetto Dal Molin, ndr] perché la maggioranza e il sindaco Hüllweck erano d’accordo», aveva dichiarato Berlusconi durante il comizio dall’alto del predellino della sua auto.
È stato invece un «ritorno al futuro» [come recitava lo slogan elettorale di Variati, già stato sindaco di Vicenza dal 1990 al 1995] inaspettato, a favore del quale ha giocato un ruolo determinante la questione del progetto di costruzione della nuova base militare Dal Molin. Variati si era distinto durante la sua campagna per essere «il sindaco contro la base» – assumendosi degli impegni precisi in questo senso e sottoscrivendo un «patto con la città» – rovesciando quella che era stata la tendenza del palazzo fino a poche settimane fa.
«Questo è il risultato di due anni di mobilitazione sulla questione Dal Molin a Vicenza – commenta Cinzia Bottene, del Presidio Permanente e nuova consigliera in consiglio comunale per la lista civica «Vicenza libera» – Il lavoro che abbiamo fatto in questo periodo e durante la campagna elettorale sono state determinanti». Un risultato che Cinzia Bottene definisce «importantissimo in un contesto come quello di Vicenza e del Veneto, ma anche rispetto al contesto nazionale. È il referendum che non ci è stato concesso prima», sorride. E che forse ora arriverà, stando alle promesse fatte da Variati. «Finalmente la città avrà la possibilità di esprimersi democraticamente sul Dal Molin», ha dichiarato il nuovo sindaco appena eletto. Una delle cartoline distribuite durante la sua campagna elettorale raffigurava proprio la zona dove dovrebbe sorgere il Dal Molin, recitando lo slogan: «Una città più unita». «Una città è unita quando tutte le voci sono ascoltate – aveva commentato il candidato del Pd – Quando i cittadini non sono sudditi». «Ora spetta a noi – conclude Cinzia Bottene – il compito di vigilare perché il patto che il nuovo sindaco ha sottoscritto con i cittadini sia rispettato».
Così ieri sera in piazza per Variati [e contro la candidata del Pdl da sempre favorevole alla base], c’erano anche i No Dal Molin, consapevoli dell’importante ruolo che il movimento ha avuto nella vittoria del candidato del Pd. «Abbiamo dimostrato che la questione Dal Molin ha ancora una forte presa sui cittadini, tanto da determinare uno spostamento significativo dell’elettorato – commenta Olol Jackson – Da parte del movimento verso Variati c’è stato un appoggio leale, ma condizionato ai comportamenti. Adesso ci aspettiamo che siano mantenute le promesse fatte durante la campagna elettorale. Dovremo poi vedere quanto questa ‘contaminazione positiva’ del movimento riuscirà ad introdursi in terreni che fino a ieri erano impermeabili a questo tipo di partecipazione, come quello amministrativo».
E la candidata del Pdl, l’europarlamentare Lia Sartori? Probabilmente in questo momento sarà già arrivata a Bruxelles. «Avevo il biglietto aereo nella borsetta da una settimana», ha commentato ai microfoni dei giornalisti ieri sera, mentre in piazza, a pochi metri dal quartier generale del Pdl, si festeggiava un cambiamento inaspettato per la città del Palladio.

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