La movimentata tappa della fiamma olimpica a Parigi

La fiamma olimpica prosegue il suo viaggio, tutt’altro che armonioso. Dopo la contestazioni di Londra, è arrivata in una Parigi blindata da tremila poliziotti, dispiegati su terra, aria e perfino sull’acqua. Attorno alla fiamma, 400 «protettori»: 65 poliziotti in moto, 100 in rollers e altrettanto vigili del fuoco hanno corso insieme ai tedofori. Questo corteo è stato aperto da una quindicina di motociclisti, seguiti da due colonne di otto veicoli della polizia parigina. I tedofori, accompagnati da quattro membri del Comitato internazionale olimpico [Cio], erano poi seguito da 32 veicoli di celerini, e altri motociclisti. Senza dimenticare un elicottero e tre imbarcazioni della brigata fluviale della prefettura. Inoltre, la guardia repubblicana a cavallo e 1600 poliziotti hanno vigilato lungo i 28 chilometri di tragitto della fiamma, pronti ad intervenire. Un dispiegamento degno di un capo di stato–dalla Tour Eiffel allo stadio Charlety, passando per i Champs-Elysées, l’Arco di trionfo o l’Hotel de ville dove è stato affisso uno striscione con la scritta «Parigi difende i diritti umani ovunque nel mondo»–che però non è bastato a bloccare le contestazioni.
E dopo solo mezz’ora di traversata, segnata da arresti, lanci di bandiere di Rsf, la staffetta è stata interrotta per proseguire il percorso in autobus, proprio come a Londra. Poi, attivisti di Rsf, incatenati alla struttura della Tour Eiffel, sono riusciti a dispiegare una bandiera enorme con i cinque cerchi olimpici a forma di manette. La vicepresidente del consiglio regione dell’Ile-de- France, Mireille Ferri [Verdi], munita di un estintore, è stata arrestata come altri numerosi militanti che tentavano di frenare la progressione della torcia. La fiamma è anche stata spenta per ragioni tecniche, prima di essere riaccesa.
Dalla mattina, centinaia di manifestanti pro-Tibet si erano radunati vicino alla Tour Eiffel, sul piazzale dei diritti umani, sotto uno striscione lungo 15 metri che recitava «Per un tibet libero». Su un altro, si poteva leggere «Per un mondo sanguinante, benvenuti alle Olimpiadi made in China». Le bandiere tibetane, e di Rsf sono state confiscate dalla polizia, che autorizzava invece i portatori di bandiere francesi o cinesi a sventolarle liberamente.
Perfino il presidente del Comitato internazionale olimpico [Cio], Jacques Rogge, è stato costretto ad esprimersi sulla repressione cinese in Tibet. Cosa che finora, come spiega sulle pagine di Carta settimanale in edicola da venerdì 4 aprile il presidente di Reporters sans frontières [Rsf] Robert Ménard, si era sempre rifiutato di fare. «Il Cio ha espresso la sua viva preoccupazione e chiamato a una risoluzione veloce e pacifica in Tibet. Siamo tutti preoccupati dalla situazione internazionale attuale» ha dichiarato Rogge. Il presidente del Cio ha poi aggiunto che nessuna forma di violenza è «compatibile con i valori della fiamma olimpica o dei Giochi olimpici».
La strategia di Rsf, che aveva promesso azioni spettacolari e non si è smentita, sta funzionando: il partito comunista cinese è preoccupato, le autorità olimpiche hanno dovuto condannare il paese che accoglierà le Olimpiadi 2008 e i sportivi si stanno schierando. Quanto all’eventualità di un boicottaggio della cerimonia di apertura dei Giochi, se ne discute. Secondo un sondaggio, il 50 per cento dei danesi vi sarebbe per esempio favorevole ed è probabile che con l’arrivo di Nicolas Sarkozy alla presidenza dell’Unione europea a luglio, si riparli di un boicottaggio europeo.
Nel frattempo, gli atleti francesi che hanno partecipato al passaggio della fiamma hanno scelto di indossare una spilla con la scritta «per un mondo migliore» e il segno dei cinque anelli olimpici. L’azione, promossa dal Comitato nazionale olimpico e sportivo francese [Csnof], vuole essere «un’azione comune, forte, compresa tutti e coerente» a favore dei diritti dell’uomo in vista delle Olimpiadi a Pechino, ha spiegato l’ex campione di Judo David Douillet che li presiede.
Ieri il passaggio della fiaccola olimpica a Londra è stato segnato a sua volta da forti proteste in favore del Tibet. «Un gesto di sostegno al popolo cinese», ha spiegato Stephane Diagana, ex quattrocentista, secondo il quale se gli atleti fossero stati consultati al momento di scegliere Pechino come sede dei Giochi, molti di loro «avrebbero espresso delle riserve». Gli atleti francesi chiederanno anche di poter portare la spilla del Csnof durante i Giochi. In un primo tempo, alcuni di loro avevano proposto di portare un nastro verde ma il Cio aveva rifiutato, per il divieto di propaganda politica o religiosa durante i Giochi contenuto nella Carta olimpica.
Si sta così per concludere il giro europeo della torcia che parte ora alla volta dell’America. Mercoledì 9 aprile sarà a San Francisco, dove la comunità cinese è tra le più importanti del Nordamerica e si prepara a manifestare contro il regime di Pechino.

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