Firenze in passato è stata spesso al centro dell’attenzione nazionale e internazionale. Per eccellenza culturale, per una tradizione di solidarietà, accoglienza, ricchezza del tessuto sociale.
Ci voleva l’amministrazione Domenici per guadagnare le prime pagine dei giornali a causa della guerra dichiarata ai poveri, invece che alla povertà.
Prima i lavavetri, ora i mendicanti. Presumibilmente in parte le stesse persone, a riprova del fatto che le ordinanze non risolvono i problemi: o si pensava che un provvedimento amministrativo facesse scomparire come per magia qualche decina di persone?
Certamente è grave l’incidente occorso alla signora ipovedente, ma certo non si può dire che tanto zelo sia stato dimostrato nell’affrontare le mille barriere per la circolazione dei pedoni con o senza disabilità. Mai vista rimuovere un’auto perché in sosta davanti a uno scivolo all’angolo di una strada.
E allora via: gli ultimi, gli esclusi di una società sempre più escludente, gli “scarti” della corsa all’arricchimento individuale, vanno nascosti alla vista, non potendoli eliminare. Spazzati sotto al tappeto, e tirati fuori quando servono, come precari, muratori in nero nei nostri mille cantieri, disposti a qualsiasi compito per pochi spiccioli. Ma poi fuori dalla vista della città opulenta, dei fiorentini “bene” e dei turisti che portano soldi.
Noi abbiamo un’altra idea della città, della convivenza civile, della socialità. Le problematiche della marginalità vanno affrontate con percorsi di inclusione e di accompagnamento, dobbiamo ritrovare il senso della città come comunità, che si è perso dietro il “decoro” e l’esteriorità. Siamo decisamente inconciliabili con la cultura repressiva, securitaria ed escludente di questa giunta. Ne riparleremo in Consiglio comunale.






