Molti non si aspettavano una reazione tanto immediata e consistente. Non importa che fossero seimila o sessantamila, quel che conta è che ieri le donne hanno manifestato in un gran numero di città dimostrando una straordinaria reattività e pervasività. Merito degli Sms che sono un potente tam tam e merito dell’inedito protagonismo delle donne, più o meno femministe, più o meno «storiche». Come la manifestazione dello scorso 24 novembre ha mostrato oltre ogni tentativo di insabbiamento. Ma, sottolineano oggi alcuni grandi giornali, alle manifestazioni di ieri, in particolare a quella di Roma, c’erano [c’eravamo] le solite carampane: quelle degli anni ’70, delle gonne a fiori e del simbolo con i due pollici e indici uniti. «Tremate, tremate, le streghe sono tornate» non sarebbe, insomma, più solo uno slogan ma una amara, anagrafica realtà. Difatti, all’appuntamento romano, davanti al ministero, c’era la ministra Turco che ha prematuramente dismesso il suo ruolo istituzionale, che le dovrebbe imporre di procedere contro il blitz al policlinico di Napoli e che, all’indomani della indicibile vicenda, a chi le chiedeva se avrebbe mandato gli ispettori, ha risposto: «Vedremo, ma non credo sia mia competenza. Le ispezioni si fanno quando non si rispettano le leggi, le procedure». C’erano anche molte delle femministe «cattive» quelle del separatismo e del segno delle forbici che, riconoscendosi a malapena, sconsolatamente commentavano: «Chi ce lo avrebbe detto che avremmo dovuto rivedere un vecchio film già visto?». Ma ce n’erano anche tante che trent’anni fa non erano neppure nate ma non per questo non hanno intuito l’essenza della protesta di oggi che, nel difendere la legge 194, difende la libertà, e l’autodeterminazione cioè il più autentico fondamento di quell’«altra» democrazia che non ha e non può avere una data di nascita.






