Lettera aperta degli ergastolani a Bertinotti

«Per dare serietà alla mia lotta non sto andando a scuola. Sono le mie prime assenze da quando è iniziato l’anno scolastico. Mi sento sereno: la fame ti fa diminuire le capacità fisiche ma guadagni più energie mentali…». Carmelo Masumeci è un detenuto del carcere di Spoleto [Perugia] ed è uno dei promotori di una straordinaria campagna che, pur coinvolgendo in queste ore oltre dodicimila persone in tutta Italia, non fa notizia. «Mai dire mai», questo il nome della campagna per l’abolizione dell’ergastolo, è cominciata il primo dicembre, quando quasi ottocento ergastolani e 11.500 persone, tra familiari e amici di detenuti, hanno iniziato un digiuno, alcuni per un giorno, altri per tre, altri ancora per una settimana e oltre. Invece quarantuno ergastolani, sparsi in tutti i carceri d’Italia, lo stanno facendo a oltranza.
L’obiettivo immediato della protesta, dunque, è chiedere ai presidenti di camera e senato che la discussione del disegno di legge [prima firmataria Maria Luisa Boccia, Prc] sull’abolizione dell’ergastolo venga effettuata prima possibile.
L’organizzazione della mobilitazione è stata affidata al sito internet dell’associazione di volontariato fiorentina Pantagruel [www.informacarcere.it]. Centinaia di detenuti, tramite quel sito, sono riusciti a mettersi in in rete, rispondendo con un testo sempre uguale: «Per il rispetto dell’articolo 27 della Costituzione secondo cui le pene devono tendere alla rieducazione del condannato, dichiaro che dal primo dicembre 2007 inizierò uno sciopero della fame a oltranza a sostegno dell’abolizione dell’ergastolo».
Si informacarcere.it è possibile leggere anche il disegno di legge completo che propone la sostituzione della pena dell’ergastolo con quella della reclusione di anni trenta. Secondo i promotori del ddl la pena dell’ergastolo è una «forma di pena del tutto incompatibile con l’ordinamento costituzionale, con numerose prescrizioni di norme cogenti di diritto internazionale e sopranazionale, nonché con il paradigma essenziale dello Stato di diritto», cioè il principio di umanità della pena [art. 27].
Di seguito pubblichiamo la lettera aperta scritta oggi a Fausto Bertinotti dai promotori dello sciopero della fame.
«Gli ergastolani in lotta del carcere di Spoleto Le scrivono a nome degli ergastolani in lotta di tutta Italia. Dal primo di dicembre 2007, 766 ergastolani, 11.541 non ergastolani, familiari, amici, ecc. digiunano, alcuni per un giorno, altri per tre, altri ancora per una settimana e oltre. Invece 41 ergastolani sparsi in tutti i carceri d’Italia lo stanno facendo ad oltranza e alcuni di questi, che hanno più paura di vivere che di morire, lo faranno fino alla morte: non abbiamo scelta, la nostra esistenza non ha più senso.
Domandiamo: se la vita non è eterna perché lo è l’ergastolo? Perché sperare di uscire se non possiamo più farlo? L’ergastolo ci dà solo un senso di inutilità. Non si può attendere un fine pena che non arriverà mai.
Anche noi siamo per la certezza della pena ma non si può rieducare una persona che non uscirà mai. Tutto quello che l’ergastolano ha è solo presente, un lungo eterno presente, non possiamo più andare avanti e indietro, solo futuro di sofferenza e di non vita. Basti pensare che il codice penale francese del 28 settembre 1791, pur prevedendo la pena di morte, avesse abolito l’ergastolo, ritenendolo più disumano della pena capitale.
Le chiediamo con una dichiarazione pubblica una promessa di calenderizzare il disegno di legge per l’abolizione dell’ergastolo presentato dal partito di Rifondazione comunista alla Camera. La vita di 41 ergastolani che stanno digiunando a oltranza è nelle sue mani.
Ovviamente, non pretendiamo da Lei l’abolizione dell’ergastolo ma pretendiamo che i disegni di legge presentati [nel caso specifico da un partito che sostiene il governo] siano discussi [come si usa in uno serio Stato di diritto] senza che questi siano insabbiati. Contiamo sulla Sua umanità e sensibilità [è importante la solidarietà per quelli che lottano].
Grazie dell’attenzione.
Gli ergastolani in lotta di Spoleto

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