Cascina Bollate

Serre per coltivare violette e dieci mila metri quadrati di orto biologico. La Cascina Bollate produce fiori, melanzane, cavoli e inclusione sociale

VIOLETTE E PRIMULE ma anche melanzane, finocchi, pomodori, cavoli e insalate. Questi e molti altri sono i prodotti che si coltivano in una terra «reclusa», quella della casa circondariale di Bollate, nella periferia nord di Milano. Grazie al lavoro della giovanissima Cooperativa sociale «Centoventi», nata nel 2003, che si occupa di agricoltura biologica, i detenuti qui sono diventati agricoltori e i prodotti di «Cascina Bollate», tutti rigorosamente bio [quindi niente fertilizzanti e niente antiparassitari], arrivano sulle tavole dei Gas [Gruppi di acquisto solidale] sparsi sul territorio che si riuniscono per rifornire le loro dispense di ortaggi buoni e anche giusti.

Ma per acquistare le melanzane o magari i vasi di primule c’è anche un punto vendita, è un piccolo negozio inaugurato da poco e accessibile ai visitatori della struttura carceraria [dove i parenti dei detenuti, i volontari e i detenuti stessi possono fare i loro acquisti] che rifornisce anche alcuni ristoranti. «Putroppo non riusciremo a ottenere la certificazione», commenta Michele Segreto, biologo e presidente della Cooperativa, «perché il terreno è stato danneggiato durante i lavori di costruzione del carcere dai mezzi del cantiere».
Salvatore, Aldo, Stefano, Vito e Anselmo sono alcuni dei quindici detenuti che lavorano part-time [cinque ore] a Cascina Bollate. «Per quest’anno e fino all’anno prossimo tutto», spiega Michele, «i detenuti saranno pagati dal carcere ma dal 2007 sarà la cooperativa a pensare ai loro stipendi e anche alla vendita dei prodotti della terra che per il momento possiamo solo commercializzare qui».
Insieme a due esperti esterni del settore florovivaistico che si alternano di giorno in giorno, gli agricoltori della Cascina hanno a disposizione due serre riscaldate «anche se prevediamo di realizzarne altre», commenta Michele, e un campo di 10 mila metri quadrati e i fiori e i frutti della terra non tardano certo ad arrivare.

L’anno scorso la terra di Bollate è riuscita a produrre trentamila violette che hanno riempito le aiuole del comune di Monza e oltre due tonnellate di vegetali. E nella casa circondariale di Bollate i detenuti hanno dato vita ad un giornale «CarteBollate» che ha lo scopo di «portare le nostre voci, nel modo più diretto, alle persone che in questo istituto e anche fuori [per motivi di lavoro o altro] non riescono ad ascoltare ciò che vorremmo far sapere loro. Così abbiamo presentato un progetto per un ipotetico giornale e, grazie all’aiuto di alcuni professori della scuola che si tiene all’interno dell’istituto, siamo riusciti a far diventare l’ipotesi una realtà concreta», scrive Ciro De Stefano uno dei redattori.
L’idea è nata nel 2002 e anche se da allora sono cambiati i detenuti, i direttori e anche i volontari lo spirito e lo scopo resta sempre quello di costruire un ponte tra le quattro mura del carcere e il mondo che [re]sta fuori.

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