La città del doposviluppo

A Roma, c’è una città nella città, non più invisibile dopo quattro anni di elaborazione «matta e disparata», di costruzione e di chiarimenti, di conflitti e di dubbi, di relazioni e di confronti, di travi e di puntelli, di staccionate e di funi e di molti interrogativi non ancora risolti.

Una città altra che si mostra e si dona ai cittadini romani con la sua complessità di Principi per un’Altra economia che «non perseguono le finalità del sistema economico di natura capitalistica e di ispirazione liberista o neo liberista», una città che rifiuta in particolare gli «obiettivi della crescita, di sviluppo e di espansione illimitati, il perseguimento del profitto ad ogni costo, l’utilizzazione delle persone da parte dei meccanismi economici e nel solo interesse di altre persone, il mancato rispetto dei diritti umani, della natura e delle sue esigenze di riproduzione delle risorse». Così il 29 settembre si è potuto dimostrare che i sogni fatti di giorno ad occhi aperti da molti si realizzano, lentamente, e diventano materia concreta anche per tanti altri che questo percorso, fatto spesso in salita, non hanno potuto intraprendere e condividere perché non si ha mai il tempo disponibile con gli orologi della fretta al polso.

La Città dell’Altraeconomia è uno spazio organizzato e articolato per promuovere una differente consapevolezza di vita, fuori dal mero «tempo del consumo» unico presente nel mondo occidentale liberista, un laboratorio dove si può immaginare «il tocco di Eros ed il sorriso di Venere, il volto di Dioniso e l’incontro con Pan», dove vivere e stare in un rapporto autentico con il mondo, alternativo a quel presente «offuscato» dal «miraggio di un futuro pieno di promesse che hanno sempre l’oggettività della merce».

Un laboratorio di soggettività diverse, tuttavia connesse tra loro grazie a un reticolo di relazioni, anche sofferte, ma di crescita comune, pronto ad aprirsi al resto della vita cittadina e alle altre esperienze presenti a Roma, in contesti differenti, ma che hanno elaborato percorsi simili. Un luogo di incontri, insomma, non di solo scambio commerciale dove confrontare il pensiero e le immaginazioni della costruzione di modelli e di pratiche di vita caratterizzate dalla qualità, non più dalle quantità. Il complesso architettonico magicamente ristrutturato, lasciando inalterate in maniera intelligente le antiche tettoie e le pese per gli animali, di metà ottocento, si presta ad accogliere eventi culturali, seminari, workshop, laboratori pratici sui temi dell’altra economia, a divulgare testi, libri e tematiche non ancora trattate in contesti ampi, spesso affrontati in ambienti di nicchia e che finalmente trovano uno spazio fruibile per la cittadinanza interessata alla agricoltura biologica, al commercio equo e solidale, alle energie rinnovabili e al riuso e riciclo delle materie seconde, a una comunicazione aperta e a un turismo responsabile, alla finanza etica e al cibo sano e non contaminato dagli ogm che le multinazionali vogliono fare entrare in ogni mercato.

Ma non in questo mercato, dove donne, uomini e ragazzi volontari provano a tessere una tela con capacità avendo a cuore le relazioni, più che un mercato, potrebbe essere disegnato come un agorà, aperto, conviviale, un luogo di vita pubblica cittadina, uno spazio di incontri con amici e parenti di un villaggio alternativo e dei vicini territori, un forum di mescolanze dove la funzione sociale e culturale prova ed esperimenta la sua capacità di prevalere sulla quella economica. Tutto questo grazie ad «attori informali» che si cimentano con nuove professionalità, ma sempre con un sorriso, con intento passionale, con creatività e fantasia che nutre lo spirito e l’anima. Così come ieri, durante la festa di inaugurazione, mentre gli abbracci e i baci, prevalevano sulle strette di mano, i colori della pace sul grigio, un estro ed un tocco femminile sulla formalità istituzionale, la gioia sui dubbi, la collaborazione e la solidarietà di questa «altra società» in costruzione sull’individualismo spaventevole della società dominante.

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