L’era consumista cosiddetta dei “gloriosi trenta” ha roso la società come un cancro. La deculturazione e la depoliticizzazione hanno compiuto grandi passi avanti nascosti sotto la maschera dell’abbondanza. Alcuni analizzavano il fenomeno in modo più o meno maldestro come Pasolini, Illich o Debord.
La distruzione delle città in tempo di pace, con la “periferizzazione” dei nuovi strati medi o dei migranti [in villette, palazzoni o case popolari], l’ascesa della grande distribuzione [super e ipermercato] che andava di pari passo con l’automobile e la televisione, minava impercettibilmente la cittadinanza, fabbricando un secondo popolo quasi invisibile e senza parola, ma volentieri manipolato da un potere mediatico e senza scrupoli legato alle firme transnazionali. La mondializzazione, favoreggiando un gran trasloco e lo smantellamento delle reti di protezione sociale, ha completato la distruzione della cultura popolare. Queste evoluzioni hanno aperto la via a una classe politica populista, corrotta o addirittura criminale. In Italia, il fenomeno Berlusconi ne è una caricaturale illustrazione.
Ma la “berlusconizzazione”, con o senza il cavaliere, continua ad avere effetti devastanti in tutta l’Europa e al di là. Il fenomeno delle “maggioranze soddisfatte”, secondo la fortunata analisi di John Kenneth Galbraith, facendo slittare le classi medie dalla solidarietà all’egoismo individuale, e gli stati occidentali nella contro-rivoluzione neoliberista smantellando lo Stato-provvidenza, ha permesso la transizione e nascosto il fenomeno. Bisogna far di tutto per risparmiare al nostro paese questo totalitarismo strisciante mediatico, poliziesco e affarista di cui Sarkozy è l’arrogante promotore.
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