L'altra economia, una città per tutta Roma

Più di sessanta tra associazioni, produttori agricoli, reti di commercio equo, imprese e organizzazioni che lavorano e producono utilizzando criteri di sostenibilità ambientale, equa distribuzione, inclusione delle persone si sono date appuntamento [fino a domenica 16] all’ex mattataio di Testaccio, a Roma, per la prima festa regionale dell’altra economia. La festa è un momento importante per fare il punto sulla Città dell’altra economia inaugurata a fine settembre. Ne parlano, in questa intervista, Dante Pomponi, assessore alle Politiche per la periferie, lo sviluppo locale e il Lavoro del Comune di Roma e Fabio Baglioni, dirigente di Autopromozione sociale, cioè l’ufficio dell’assessorato che sta seguendo l’esperienza della Città.

Il progetto, poi lavori e finalmente l’inaugurazione. Come valutate ora i primi due mesi di vita della Città dell’altra economia?
[Dante Pomponi] Non sono poche le cose che bisogna ancora definire all’interno dello spazio all’ex mattatoio, penso tra le altre all’apertura su Lungo Tevere, ma personalmente valuto in modo positivo questi primi due mesi di iniziative. Resta, ad esempio, la priorità di assicurare alternative adeguate e concordate con gli uomini e le donne rom che vivono ancora in quell’area. E resta anche il progetto più generale deciso dal consiglio comunale, di cui la Città dell’altra economia è «apripista», riqualificare tutto l’ex mattatoio di Testaccio, per il quale sarà necessario almeno un altro anno e mezzo di lavori. Ma certo ora è il momento di vincere la scommessa, che alcuni fa era per molti soltanto un sogno, cioè avere un luogo dedicato alla promozione dei principi, delle pratiche e dei prodotti dell’altra economia. Per l’amministrazione, avviare le attività della Città, è un impegno politico ed economico importante, quasi quanto lo sono stati i lavori per la nascita di questo spazio, per i quali non dimentichiamolo sono stati investiti quasi cinque milioni di euro. Abbiamo un obiettivo chiaro e ambizioso: fare di questo spazio un luogo che appartiene a tutta la città di Roma. Per raggiungerlo dobbiamo fare entrare il più alto numero di cittadini nell’ex mattatoio: penso ad esempio a quanto possa essere importante coinvolgere le scuole, fornendo la possibilità a migliaia di bambini di scoprire cose nuove. La possibilità di utilizzare gratuitamente da subito l’aula per i convegni, che nei giorni scorsi abbiamo dedicato a Renato Biaggetti [il ragazzo ucciso il 27 agosto 2006 in seguito ad un’aggressione subita mentre tornava da una festa sulla spiaggia di Focene], e un’altra per le riunioni, sta dando alla Città una buona visibilità.
[Fabio Baglioni] In queste prime settimane c’è da dire anche che sono state numerose le iniziative promosse da organizzazioni sociali che non svolgono attività di altra economia, ma che evidentemente trovano importante un legame con quel luogo. In questi giorni, ad esempio, c’è un appuntamento promosso dall’associazione dei Giuristi democratici sulle normative dei migranti, mentre il 19 dicembre un altro sulle periferie e così via.

Come sta cambiando il ruolo dell’amministrazione, anche per andare in contro alle esigenze della società civile che spesso hanno tempi diversi da quelli delle istituzioni?
[Dante Pomponi]. La Città dell’altra economia è una grande opportunità per la società civile e per l’amministrazione di sperimentare linguaggi nuovi. L’amministrazione raccoglie, contribuisce e fa proposte in un circolo che speriamo sia sempre virtuoso. Così, ad esempio, se qui si dimostra che con le fonti di energia alternative è possibile realizzare impianti importanti, allora sarà più semplice decidere di fare investimenti con soldi pubblici perché anche le strade e i parchi della periferia di Roma abbiano un’illuminazione con impianti fotovoltaici, oppure che il verde pubblico sia curato con la raccolta dell’acqua piovana, o ancora fare la raccolta differenziata anche di toner e altri materiali di scarto negli uffici dell’amministrazione. Esiste al momento un vero coordinamento tra comune, Tavolo dell’altra economia e gli operatori dei nove comparti che costituiscono la Città. L’amministrazione vuole conservare, soprattutto in questa fase iniziale, un ruolo importante per promuovere anche una nuova filosofia pubblica diversa, in grado di favorire altri cambiamenti. Penso, ad esempio, alla campagna che chiede all’amministrazione di rifiutare sponsorizzazioni non etiche, sulla quale occorre ancora lavorare molto. Il lavoro della Città dell’altra economia per questo tipo di obiettivi è importante, perché sono convinto che le istituzioni restano un luogo, non certo l’unico, per favorire le trasformazioni sociali.
[Fabio Baglioni]. Le imprese che fanno parte del consorzio dell’altra economia sono state scelte con un bando pubblico e ora sono legate all’amministrazione attraverso la forma dell’incubatore. L’amministrazione cioè offre servizi alle imprese che sono in una fase di avvio, esiste quindi un tutoraggio forte che comprende servizi materiali logistici ma anche immateriali, cioè consulenza fiscale, contabile e anche formazione. Le imprese della Città sono alternative ma devono saper stare sul mercato, cioè devono sopravvivere, proprio perché il profitto non sia l’unico faro dell’economia. Per questo, ad esempio, ci impegniamo a valutare continuamente i con loro i rispettivi piani di impresa.

Quali sono i rapporti tra gli altri pezzi dell’amministrazione comunale e la Città?
[Dante Pomponi]. Sono convinto che il modo migliore per coinvolgere altri settori dell’amministrazione passi inizialmente attraverso un progetto come Cambieresti, promosso a Venezia alcuni fa, riadattato alle esigenze di una grande città. Su mia proposta la giunta comunale ha approvato una delibera che affida all’assessorato alle Politiche per la periferie, lo sviluppo locale e il Lavoro, lo studio per un progetto di quel tipo: abbiamo cominciato a confrontarci con le organizzazioni della società civile interessate e non mancano i punti di vista differenti, ad esempio, sull’eventuale coinvolgimento di un soggetto come l’Acea, ma insomma è un percorso che potrebbe avere effetti molto positivi. Inoltre, un Cambieresti romano non potrebbe che far bene alla Città dell’altra economia, che con la sua esistenza dimostra già come sia possibile promuovere progetti importanti su questi temi.

Città dell’altra economia e periferie: cosa state pensando perché l’altra economia non resti una proposta per pochi cittadini, dal momento che la maggior parte dei romani non vivono al centro?
[Dante Pomponi]. Una parte importante del progetto di promozione dell’altra economia sono i distretti municipali dell’altra economia, che potrebbero valorizzare ciò che già esiste nei diversi municipi su questi temi. Ma su questo c’è molto da progettare e procedere per tentativi, anche per trovare il modo di legarli ovviamente alla Città dell’altra economia. È un impegno per il futuro. Un altro collegamento al quale teniamo è quello tra la Città e le imprese finanziate con la 266, la cosiddetta legge Bersani.

In questi giorni la Città dell’altra economia è in festa. Tra le altre cose, c’è un appuntamento con Muhammad Yunus, il banchiere dei poveri, dal titolo «The next generation» Contro la povertà, un’altra economia?». Cosa può dire l’altra economia per contrastare la povertà?
[Dante Pomponi]. I temi e le proposte dell’altra economia mettono in discussione la logica di mercato: al centro di un’economia diversa ci sono infatti il rispetto dell’uomo e dell’ambiente e non il profitto a ogni costo. Insomma, si tratta di logiche di cooperazione che in quanto tali possono dire molto per contrastare la diffusione della povertà, a cominciare dal microcredito. Penso cioè che le esperienze di altra economia possono contribuire a mettere in discussione davvero la dittatura del profitto e dello sviluppo, cioè le cause della diffusione della povertà e dell’aumento delle differenze tra nord e sud del mondo, perché propongono concetti come quello della decrescita e del limite.

Chi promuove l’altra economia dice che questa è innanzitutto un altro modo di fare politica.
[Dante Pomponi]. Penso che l’altra economia sia un insieme di pratiche promosse da associazioni, cooperative e anche istituzioni, che possono raggiungere risultati importanti soltanto se sperimentano sul serio la partecipazione. E la partecipazione, non c’è dubbio, è politica. Nell’esperienza della Città il metodo della partecipazione è stato applicato sin dall’inizio. Questo non ha evitato incomprensioni e irrigidimenti, ma dimostra che attraverso la partecipazione è possibile arrivare a grandi obiettivi. In particolare, credo che la sinistra debba guardare con attenzione queste esperienze che sono forme nuove di fare politica, indispensabili per fare fronte ai nuovi processi di globalizzazione. In questo modo, credo che il concetto di sinistra non resta soltanto qualcosa di ideale, ma diventa un raccoglitore di esperienze concrete, di pratiche, di sapere fare che favoriscono le trasformazioni sociali. Non credo sia stato un caso che i soggetti dell’altra economia abbiano avuto un ruolo importante a Genova nel 2001: ecco l’esperienza di Genova, quando in tanti e diversi, si trovarono insieme a lavorare, resta un esempio importante per ciò che oggi si muove a sinistra.

Oltre alla Città dell’altra economia avete promosso in questi anni diversi bandi con la «legge Bersani». E in futuro?
[Dante Pomponi]. Il ministro Bersani lo scorso anno aveva parlato di un nuovo finanziamento. In realtà, la legge è finanziata soltanto per un terzo. Non siamo soddisfatti. Noi punteremo a proporre nuovamente bandi per imprese di migranti e per ex detenuti, e cercheremo di portare avanti l’esperienza degli incubatori di imprese avviati in periferia. Gli incubatori dimostrano che le periferie di Roma sono ricche di sapere fare e di idee, insomma non esiste soltanto il degrado. Infine, stiamo preparando un progetto che cercherà di promuovere le strutture ricettive della città che vogliono sposare i principi del turismo responsabile.

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