Da questa settimana la città di Settimo Torinese, 47 mila abitanti, quinto comune della provincia, confinante con la periferia nord-est di Torino, non sarà più nota soltanto per le sue industrie. Da qualche giorno ha il titolo di «Città equosolidale». La targa è stata consegnata all’amministrazione comunale da Fairtrade/Transfair Italia, attraverso le mani di Mamadou Guindo, produttore della regione del Plateau Dogon in Mali. La campagna «Città equosolidali» si rivolge alle amministrazioni che vogliono orientarsi verso un consumo etico e diffondere il fair trade sul proprio territorio. Per aderire, i comuni devono impegnarsi ad inserire nei propri consumi i prodotti del commercio equo, ad esempio nei distributori automatici e nelle mense scolastiche; realizzare iniziative formative negli spazi sociali e istituzionali in cui i prodotti vengono diffusi, in particolare nelle scuole; informare il personale e i cittadini sui temi del commercio equo. La città di Settimo Torinese ha adempiuto a tutte le richieste, poi ha voluto fare qualcosa in più: non solo ha approvato un capitolato d’appalto per le mense del comune che viene preso a modello da molte altre città, e promosso attività educative nelle scuole, ma si è anche impegnata nella creazione e nel sostegno di una bottega del commercio equo all’interno della «Casa dei Popoli» [www.lacasadeipopoli.it], un’iniziativa a cui partecipano associazioni locali. Ora Settimo Torinese e le «sorelle maggiori» [tra cui Ferrara, Cremona e Padova] sperano che altre città prendano il loro esempio.
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