I pescatori europei mobilitati contro il caro gasolio

Sciopero illimitato. La protesta dei pescatori francesi contro il caro gasolio ha acceso la miccia europea. E da oggi, inizia uno sciopero illimitato in diversi paesi europei, tra cui l’Italia. Sono rimasti ancorati i pescherecci marchigiani e in Sicilia, la Federcoopesca Sicilia ha proclamato lo stato di agitazione delle proprie marinerie. «L’attuale situazione della pesca siciliana–afferma Angelo Mancuso, presidente di Federcoopesca Sicilia–è particolarmente critica. Oltre ai ricorrenti ed oramai cronici problemi dovuti alla pesca con le reti derivanti denominate ‘ferrettare’ e la mancanza di quote tonno, l’eccessivo aumento del costo dei carburanti ha praticamente messo in ginocchio l’intera categoria». I pescatori chiedono un incontro con il governo Berlusconi per avviare delle procedure speciali e arginare così le perdite e le spese delle imbarcazioni. Domani i marinai decideranno come costruire lo sciopero e a partire della settimana prossima ci dovrebbero essere anche manifestazioni e presidi. Uno «sciopero ad oltranza fino a quando il gasolio non diminuirà – dicono i pescatori di Ancona–perché il costo attuale [del gasolio] per noi è esagerato».
Il caro gasolio è un problema «gravissimo» per gli operatori della pesca, secondo la Uila Pesca. «La situazione dei pescatori italiani è, se possibile, ancora più complessa rispetto a quella registrata negli altri paesi mediterranei–si legge in un comunicato della Uila Pesca–Gli aumenti sono diventati di fatto un ostacolo alla stessa sopravvivenza del settore». Per il presidente dell’organizzazione Antonio Fronzuti è necessario un «immediato tavolo di confronto tra le associazioni di settore e le istituzioni nazionali ed europee, al fine di individuare proposte e strategie condivise, in grado di risollevare il settore dalla difficile crisi che sta attraversando».
Secondo le organizzazioni sindacali, il prezzo del gasolio per le imbarcazioni è triplicato dal 2004. Ieri, il commissario europeo alla pesca Joe Borg ha respinto la richiesta di sovvenzionare il gasolio che, «oltre ad essere illegale, non risolverebbe per nulla i problemi fondamentali». Borg si è detto però disponibile a permettere agli stati membri di versare aiuti «mirati». Ma ha insistito sul fatto che la priorità, per l’Ue, rimane la ristrutturazione del settore in difficoltà per una flotta troppo numerosa di fronte a riserve che scemano.
Anche in Spagna, che possiede la prima flotta europea, i pescatori si sono fermati in tutto il paese per tentare di ottenere una soluzione a livello europeo. A madrid migliaia di persone hanno manifestato questa mattina davanti al ministero della pesca. Alcuni porti spagnoli sono fermi da lunedì. «Dobbiamo mobilitarci seguendo l’esempio dei francesi e se bisogna bloccare porti, li bloccheremo», ha dichiarato un dirigente sindacale della Galizia, Xavier Aboy.
In Portogallo, il governo ha rifiutato mercoledì di sbloccare aiuti per i pescatori e oggi lo sciopero è totale, all’eccezione delle isole dove il carburante costa meno. Anche lì, i pescatori sono decisi a portare avanti il movimento fino ad ottenere gli aiuti.
In Francia, anche se sono in molti ad aver deciso di tornare al lavoro dopo l’annuncio da parte del governo di un piano di aiuti di emergenza, sono tuttora bloccati numerosi porti, nonostante gli appelli alla calma del ministro dell’agricoltura e della pesca, Michel Barnier. Il porto di Le Havre, il secondo del paese, è stato bloccato questa mattina da una ventina di imbarcazioni provenienti da altri porti. I pescatori chiedono una riduzione di 40 centesimi di euro del prezzo alla pompa, ma si battono anche contro le quote di pesca fissate dall’Unione europea. Nel Rhone-Alpes, nel sudovest della Francia sono stati bloccati sei depositi petroliferi, ma questa volta dagli agricoltori: anche loro chiedono un sussidio governativo che compensi l’aumento del combustibile. Proprio come i trasportatori britannici e bulgari.

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