L’atteggiamento autoritario della guinta birmana non si ferma neanche di fronte alla disperazione di un milione di sfollati. Il bilancio ufficiale delle vittime è fermo a 38.491, mentre i dati della Croce Rossa parlano di 127.990 e di 2,5 milioni di persone bisognose cibo acqua e di un tetto.
La giunta ha «confiscato» tutta l’area colpita dal ciclone: non vi possono accedere per gli aiuti neppure i volontari birmani, né i residenti possono uscire. In questa situazione la giunta birmana pretende che il voto sulla costituzione avvenga nei tempi prestabiliti, come riferisce Asianews.
In nome del referendum costituzionale, che nelle zone più colpite del paese era stato prorogato alla prossima settimana, la giunta birmana sta costringendo gli sfollati a tornare nelle loro case distrutte. Nella municipalità di Yangon, il regime ha ordinato lo sgombero di monasteri e scuole dove avevano trovato riparo i superstiti del ciclone Nargis, perché il 24 maggio si rechino alle urne per il referendum. Lo sgombero deve avvenire entro il 20 maggio e chi non obbedirà dovrà fare i conti con il ministero degli interni.
Il regime naturalmente vuole un grande afflusso alle urne per legittimare quello che di fatto è un risultato già scritto e che serve a legittimare 46 anni di dittatura. Il nuovo testo costituzionale, alla cui stesura non hanno partecipato i partiti dell’opposizione, rafforza il potere dei militari ai danni delle opposizioni e delle minoranze. Un terzo dei seggi della camera e alta e bassa saranno riservati ai militari e lo «sbarramento etnico» previsto, esclude di fatto la leader del partito di opposizione Aung San Suu Kyi, vedova di un professore inglese, dalle elezioni.






