Il governo cinese tira un sospiro di sollievo, almeno fino a quando la torcia olimpica, focus delle contestazioni globali per i diritti dei tibetani, non dovrà passare per Lhasa. Giusto qualche arresto, sette, a Hong Kong, di attivisti occidentali immediatamente espulsi e poi l’avvio del conto alla rovescia per la cerimonia di apertura dei giochi olimpici: mancano 100 giorni. Pechino ha iniziato a festeggiare con una finta corsa alla quale hanno partecipato decine di migliaia di persone, prima che fosse rivelato al pubblico l’inno ufficiale delle Olimpiadi che si apriranno il prossimo 8 agosto. La corsa ha toccato alcune delle principali nuove infrastrutture create per i giochi, che finora hanno avuto meno attenzione delle proteste. La torcia è rientrata in Cina, attraverso Hong Kong, e fino a metà giugno, quando dovrà passare per il Tibet e per Lhasa, il percorso sarà costellato di cerimonie ufficiali di benvenuto in tutti i capoluoghi delle province cinesi. Intanto, una seconda torcia sta per partire per l’Everest, una delle decisioni più controverse tra quelle prese dal comitato organizzatore dei giochi. Il monte è stato già chiuso alle spedizioni alpinistiche, per evitare che anche la cima più alta del mondo potesse diventare un palcoscenico di protesta.






