«Molte donne sono state in prima linea durante la crisi di questi mesi, e hanno fortuno appoggio e suppoto umanitario nella costruzione del processo di pace. Questa esperienza è stata messa a frutto anche in Kenya e noi sottolineamo il ruolo avuto da tutte le donne kenyane che hanno scelto e hanno continuato a credere nella possibilità di una soluzione pacifica della crisi, a tutti i livelli», così si è concluso il discorso di due rappresentanti della Women’s coalition for peace a Nairobi, davanti all’ex segretario dell’Onu Kofi Annan e agli altri «garanti» dell’accordo che sembra essere riuscito a mettere fine alla crisi istituzionale, politica e sociale innescata dopo le elezioni vinte [ufficialmente] dal presidente uscente Kibaki. L’8 marzo di quest’anno per le donne del Kenya è soprattutto un’occasione per capire come declinare al femminile l’accordo che ha evitato l’esplosione del paese africano: il contributo delle donne–hanno detto le rappresentanti della Women’s coalition–è essenziale trasformare un patto tra due leader politici in un meccanismo per costruire, dopo la crisi, un nuovo Kenya, più inclusivo, autenticamente democratico e con più spazio per la giustizia sociale.






