Un nuovo rapporto congiunto della Banca mondiale e del Dipartimento cooperazione internazionale del governo britannico analizza il fallimento di sette anni di lotta alla coltivazione illegale di oppio in Afghanistan. Il rapporto, diffuso martedì mattina, evidenzia che nella provincia di Helmand, nel sud del paese, dov’è concentrata la maggior parte della produzione di oppio, qualsiasi politica di sostituzione delle coltivazioni si scontra con il perdurare delle operazioni militari della Nato e del contingente statunitense contro i talebani. Secondo il rapporto, l’oppio, che è la principale attività economica nel paese, conta per un terzo dell’economia afghana e non ci sono segni di un declino della produzione. La causa di questo fallimento, particolarmente pesante per il governo di Londra che in teoria è incaricato della lotta alle coltivazioni di oppio, è da ricercare nell’incapacità dei contingenti internazionali di controllare il territorio, specialmente nelle province meridionali. Secondo la Banca mondiale, l’aumento della coltivazione di oppio è strettamente connesso alla mancanza di certezze sul futuro delle regioni e al proseguire delle operazioni militari. Inoltre, nel rapporto si sottolinea che a fronte di forti «investimenti» sugli aspetti militari della presenza internazionale in Afghanistan, i programmi di ricostruzione rimangono molto indietro, soprattutto per quanto riguarda gli interventi nelle campagne.
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