Il quotidiano britannico The Independent, assieme all’associazione Reporters senza frontiere e all’Assocazione rivoluzionaria della donne afghane [Rawa], ha lanciato un appello per salvare la vita a Parwiz Kambakhsh, un giovane giornalista condannato a morte per presunta «blasfemia». Il giornalista è stato arrestato a ottobre del 2007, e pochi giorni fa il tribunale di Mazar-i-Sharif lo ha condannato a morte. La sua «colpa» è di aver fotocopiato per un articolo un brano di un libro che parlava delle idee di Maometto rispetto alle donne. Secondo l’accusa, il libro criticava le idee del profeta dell’Islam e pertanto il giornalista sarebbe colpevole di blasfemia. Come prova della sua «colpevolezza» il tribunale, durante il processo a porte chiuse, ha citato il fatto che a casa sua il reporter aveva un copia di «Religioni nella storia della civilizzazione», di Will Durant. Nel suo appello Rawa dice che il vero motivo dell’arresto e della sentenza contro Kambakhsh sono i suoi articoli scritti per il giornale Jahan-e-Now [Il nuovo mondo] e quelli scritti da suo fratello Yaqub Ibrahimi, un reporter molto conosciuto, «coraggioso e onesto che ha denunciato molti criminali della mafia jehadista afghana ai suoi lettori», scrivono le donne di Rawa. La sentenza contro il giornalista, inoltre, dimostra quanto tenue sia la presa del governo centrale di Hamid Karzai e di come la costituzione, che pure proclama la libertà di stampa, sia ancora solo sulla carta
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