Fine d'anno non liberista. Il nuovo multilateralismo

Molte delle situazioni più complesse per i movimenti sociali latinoamericani hanno in comune due elementi: sono parte della nuova ondata neoliberista e si producono con governi progressisti che invocano un mondo multipolare. Queste caratteristiche si trovano tanto nel digiuno del vescovo brasiliano Luiz Flavio Cappio contro la deviazione del fiume Sao Francisco, in Brasile, quanto nella repressione contro gli abitanti di Dayuma [Ecuador] che nel conflitto per fabbrica di cellulosa Botnia che oppone i governi di Uruguay e Argentina. Considerazioni simili valgono per le monocolture di soia e canna da zucchero, e per le concessioni minerarie nell’area andina.
Le deviazione del fiume brasiliano viene realizzata con la scusa di portare acqua a dodici milioni di abitanti poveri del Nordest. Diversi studi però dimostrano che le opere da 3 miliardi di dollari favoriranno i grandi imprenditori che producono per il mercato internazionale. L’Agenzia nazionale per l’acqua e l’energia propone un’alternativa: 530 interventi per rifornire 1300 municipi della regione alla metà del costo. Colpisce e indigna la reazione del governo Lula. Per due settimane, silenzio assoluto. Poi domenica 10 dicembre, un articolo del ministro per l’integrazione nazionale Gedder Vieira Lima, sulla Folha de Sao Paulo, accusa il vescovo di «disprezzare le istituzioni» e di «terrorismo simbolico».
A Dayuma, nella provincia di Orellana, nell’Amazzonia ecuadoriana, il governo ha giustificato la repressione perché la protesta degli abitanti per alcune ore ha paralizzato la produzione petrolifera. Il governo progressista di Rafael Correa ha inviato l’esercito, decretato lo Stato d’emergenza e impedito – con la minaccia di dimissioni – che l’assemblea costituente si occupasse del tema. Dayuma è una zona povera: mancano acqua ed elettricità, i suoli sono sterili a causa dell’inquinamento prodotto dalle attività petrolifere.
In Uruguay, il governo di Tabaré Vazquez ha militarizzato la zona dov’è la multinazionale finlandese Botnia per evitare le manifestazioni degli ambientalisti. Esasperando il nazionalismo, ha chiuso i ponti internazionali con l’Argentina e ha schierato poliziotti per impedire che i membri dell’assemblea ambientale della città argentina di Gualeguaychù potessero attraversare il fiume per protestare.
La giustificazione è sempre la stessa: nulla può mettere a rischio lo sviluppo dei nostri paesi, e lo sviluppo sono i megaprogetti che suppongono una crescita basata sulle esportazioni di materie prime. In tutti e tre i casi, la protesta sociale viene criminalizzata perché è un elemento di disturbo per i progetti sviluppisti della seconda ondata neoliberista.
La potente crescita economia del Brasile – dicono dal governo – è un requisito per elevare tutto il paese e tutta la regione al rango di potenza globale, il che permetterà di fare un passo in avanti verso il multilateralismo. In Ecuador, il richiamo al multilateralismo è esplicito nell’annuncio di Correa di voler consegnare la base di Manta alla Cina, e dell’avvio del collegamento Manta-Manaus. In questo corridoio stradale e fluviale gioca un ruolo determinante l’asse petrolifero Itt [nelle province di Napo e Pastaza, in Ecuador], che sarà consegnato a Petrobras [in Brasile], Sinopec [Cina] e Enap [Cile].
Dal punto di vista dei movimenti sociali, un mondo multipolare è più favorevole di uno egemonizzato dagli Stati uniti. Tuttavia, l’esito della decadenza dell’impero nordamericano non è un passo avanti se fa parte dello stesso modello. Negli anni novanta, il nostro continente è stato invaso dalle multinazionali europee che hanno approfittato delle privatizzazioni. Il disastro che hanno provocato non è stato inferiore a quello delle multinazionali yankees. Ora arrivano le imprese cinesi, indiane, messicane e brasiliane. Vogliamo davvero credere che non sfrutteranno le risorse e non umilieranno i popoli?

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