Da quattro giorni sulle montagne attorno a Musa Qala, nel sud dell’Afghanistan, le truppe statunitensi e britanniche, assieme all’esercito regolare afghano, stanno conducendo una dura offensiva contro i guerriglieri talebani. L’obiettivo è riprendere la città di Musa Qala, la più grande tra quelle controllate dai talebani che l’avevano riconquistata a febbraio scorso, dopo che le trubbe britanniche si erano ritirate grazie a un accordo con i capi tribali locali. Secondo le scarse informazioni che arrivano alle agenzie di stampa internazionali, almeno una ventina di guerriglieri, due soldati della Nato e due bambini sono stati uccisi nei combattimenti. Gli abitanti di Musa Qala sono in fuga e i talebani hanno detto che non terranno la città a ogni costo, ma come d’abitudine, eviteranno la battaglia in campo aperto per ritirarsi in zone più facili da difendere. I movimenti delle truppe angloamericane sono stati rallentati negli ultimi due giorni a causa delle piogge che hanno colpito la zona e hanno trasformato i sentieri e le valli in letti di fango. L’assalto finale alla città dovrebbe essere condotto dai reparti dell’esercito afghano, per evitare attriti tra le truppe internazionali e la popolazione locale, ma anche per rafforzare il prestigio interno e la credibilità delle nuove forze armate «nazionali». Domenica i talebani hanno lanciato attacchi in altre zone della provincia di Helmand, per cercare di ridurre la pressione su Musa Qala, ma a quanto pare la diversione non ha avuto successo. Secondo la Nato, da quando è stata riconquistata dai talebani Musa Qala è diventata uno dei principali crocevia del traffico di oppio afghano.
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