Il Kosovo al voto pensando allo status

Sabato in Kosovo si vota per eleggere una nuova Assemblea parlamentare e per le amministrative. Un appuntamento elettorale in sordina e che molti analisti locali hanno descritto come un modo della comunità internazionale, per tenere occupati i kosovari in vista della conclusione dei negoziati tra Pristina e Belgrado sulla definizione dello status finale del Kosovo. Si vota il 17 novembre guardando al 10 dicembre. Sarà infatti in questa data che la cosiddetta «troika», [Ue, Usa e Russia] presenterà un rapporto sull’andamento della seconda fase di negoziati tra Kosovo e Serbia, dopo quella sostanzialmente fallita guidata dall’inviato Onu Martti Ahtisaari.
Negli ultimi anni in Kosovo molte date sono state caricate di significati, per poi inesorabilmente sgonfiarsi. Per la comunità albanese il 10 dicembre è visto come un momento nel quale verrà fatto un passo significativo verso l’agognata indipendenza. Non sarà così, gli stessi Stati uniti, dopo le affrettate dichiarazioni di Bush che nel giugno scorso, in una visita in Albania, aveva annunciato per il Kosovo «l’indipendenza subito», sembrano ora aver smussato la propria posizione.
Si va quindi a queste elezioni sotto l’ombra della decisione sullo status. Un’ombra che ha pesato sul Kosovo in tutti questi anni. Ed è diventata per molti versi un paradigma che ha bloccato e imprigionato sia la comunità albanese che quella serba. «In un Kosovo dove la disoccupazione è molto alta e il 90 per cento dei prodotti è importato il futuro risiede nello sviluppo economico», sottolinea Safet Gerxhaliu, economista «Bisogna sfatare molti miti: la gente deve capire che anche risolta la questione dello status, i problemi rimarranno. E’ fin troppo facile manipolare l’opinione pubblica attraverso temi legati allo status», aggiunge.
La comunità serba, dopo aver partecipato alla prima tornata elettorale nel 2001, in quella successiva del 2004 ha seguito l’indicazione di Belgrado di boicottare le urne e le istituzioni kosovare che hanno progressivamente affiancato l’amministrazione Onu istituita nel 1999 alla fine della guerra. L’opinione di Oliver Ivanovic, tra i principali leader della comunità serba del Kosovo, è che sia stato un errore: «Ci siamo autoisolati e non siamo stati in grado di proteggere gli interessi della comunità serba – afferma–Sarebbe stato meglio se Belgrado fosse stata più collaborativa. Temo che non raggiungeremo mai i risultati del 2001 quando ottenemmo 22 seggi nel Parlamento del Kosovo. Se questo fosse il caso, almeno dal punto di vista teorico, potremmo anche essere nella posizione di chiedere il posto di primo ministro. O perlomeno qualche ministro», aggiunge Ivanovic. Nonostante gli auspici di Ivanovic la gran parte dei 60 mila serbi e dei pochi rom rimasti nella regione è orientata a boicottare le urne. Rispetto al passato però sono in molti ad aver sottolineato che prevale «il senso di responsabilità» in vista della decisione sullo status ma che le indicazioni di Belgrado non sono condivise.
Saranno 25 i partiti iscritti alle politiche. La Lega democratica [Ldk] del presidente Fatmir Sejdiu–orfana dal 2006 del carisma e della moderazione di Ibrahim Rugova–prova a salvarsi da una sconfitta quasi certa spingendo sul tasto dell’ «orgoglio di essere kosovari». Guarda con preoccupazione alle urne anche l’altro partito membro dell’attuale coalizione governativa, l’Aak dell’ex primo ministro Ramush Haradinaj, attualmente all’Aja incriminato di crimini di guerra. Favorito dai sondaggi, il Partito socialdemocratico di Hashim Thaci [Pdk], fino a oggi all’opposizione.
Spinge sul pragmatismo una nuova formazione politica guidata dal miliardario Bexhet Pacolli, spregiudicato businessman con passaporto svizzero, vecchie frequentazioni nel Cremlino degli anni novanta e interessi tuttora intrecciati fra Usa ed ex Urss. E’ stata martellante la sua campagna elettorale: immagini delle opere costruite in particolare nelle repubbliche ex sovietiche dalla sua multinazionale del mattone e in sovrimpressione il numero di kosovari impiegati durante i lavori.

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