I livelli di contagio dell’Hiv-Aids in Brasile sono uguali a quelli degli Usa e la politica contro i brevetti delle grandi case farmaceutiche ha consentito al paese un risparmio di un miliardo di dollari in cinque anni. Sono le valutazioni contenute in uno studio sulla strategia brasiliana contro l’Aids elaborato dall’università di Harvard e diffuso mercoledì. Il Brasile nel 1996 è stato il primo paese del sud del mondo a promuovere l’accesso gratuito ai farmaci anti-Aids, una scelta che ha consentito di assistere oltre 180 mila persone e che oggi viene imitata da molti altri paesi, per esempio l’India. Fattore essenziale del successo della politica sanitaria anti-Aids, oltre a una martellante campagna per l’uso dei preservativi, è stata la lotta contro le multinazionali farmaceutiche. La produzione di farmaci non coperti da brevetto e la contrattazione continua per avere i medicinali a prezzi più bassi, ha costretto le aziende di Big Pharma a rinunciare a una parte dei loro enormi profitti.
La ricerca di Harvard, però, illustra anche che la politica brasiliana rischia di essere vittima del proprio successo. L’efficacia delle cure consente ai pazienti di vivere più a lungo e, quindi, la spesa sanitaria aumenta di conseguenza. Un argomento che i liberisti non dimenticheranno di usare.






