Chip&Salsa - Il Manifesto
Trentamila firme in 4 giorni. E’ questo il risultato provvisorio di una petizione lanciata lo scorso 18 gennaio dalla rivista americana InfoWorld (www.infoworld.com) con l’obiettivo di salvare Windows Xp, il più noto e venduto sistema operativo di Microsoft. La multinazionale di Bill Gates ha infatti annunciato che il prossimo 30 giugno cesserà la vendita di tutte le versioni, sia quelle già installate sui nuovi computer, sia quelle disponibili separatamente, mentre gli aggiornamenti da scaricare online andranno avanti per ancora per un anno. Un’eventualità, quella dell’addio a Xp, che una fetta consistente di utenti teme perché li obbligherebbe a passare a Windows Vista, sistema operativo più recente ma anche più instabile. Come ricorda l’appello, a poco più di un anno dalla sua uscita, molte aziende sono riluttanti ad aggiornare le loro strutture informatiche con Vista e case produttrici come Dell e Hewlett-Packard hanno reintrodotto Xp nei nuovi computer venduti al pubblico. Il promotore della petizione, Galen Gruman, conta di far cambiare idea a Microsoft con una larga mobilitazione (sul sito sono disponibili video e banner) proponendo che il vecchio sistema rimanga in vendita fin quando ci sarà richiesta di mercato e che l’azienda di Redmond ammetta l’errore. Sette anni fa Windows Xp segnò il passaggio dai Pc come puro strumento di produttività negli uffici, a tecnologia per lo svago multimediale e l’intrattenimento (Xp sta per experience, esperienza). Oggi, anche in virtù di quella scelta, Microsoft si trova di fronte a una comunità non più e non solo di utenti business ma fatta di utenti casalinghi e amatoriali. Sono loro di solito i primi a pagare il prezzo di falle ed errori e oggi reclamano il diritto di poter continuare a utilizzare un prodotto che gestisce la loro vita digitale (posta, documenti, video, foto) e che è migliorato nel tempo anche grazie a sette anni di utilizzo, sviluppo e segnalazioni.
Tags assegnati a questo articolo: windows






