«Diamo scacco ai re di Roma». La scritta campeggia enorme all’entrata del cantiere dell’Eur, in viale Europa, dove si stanno demolendo le «torri» che per tantissimi anni hanno ospitato il ministero delle finanze e l’ufficio delle entrate.
L’intera area fa parte della delibera 87, un’altra variante in deroga al Piano regolatore, che il commissario straordinario Morcone ha approvato d’imperio alla fine del suo mandato, l’11 aprile scorso, a soli due giorni dalle elezioni comunali.
Questa mattina, intorno alle 12, circa cinquecento persone di tutti i movimenti di lotta per la casa e le reti contro la precarietà [Action, Bpm, Asia-Rdb, Coc, Coordinamento cittadino] hanno occupato l’intera area per chiedere al prefetto l’immediata convocazione del tavolo di confronto con costruttori e amministrazione comunale.
Obiettivo della protesta, il censimento dal basso di tutti gli immobili vuoti e abbandonati che esistono a Roma e la loro destinazione a edilizia popolare e sociale. Secondo l’Eurispes, sono oltre 250 mila le case sfitte o abbandonate presenti in città, a fronte di una lista d’attesa per le case popolari che coinvolge 35 mila famiglie.
Alle 16, la bella notizia: martedì 10 giugno i movimenti si incontreranno con l’assessore al patrimonio Antoniozzi, pochi giorni prima, in una data da confermare, sarà la volta del prefetto.
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