Un tribunale popolare in difesa dell'acqua

A Cordoba, in Argentina, i movimenti sociali portano in giudizio la multinazionale idrica francese Suez. Per chiedere la fine della privatizzazione dell'acqua.

Il calendario delle lotte in corso in tutto il mondo per la difesa dell’acqua come bene comune e diritto inalienabile ha avuto nei giorni scorsi un appuntamento di rilievo a Cordoba, in Argentina.
Le organizzazioni sociali cittadine e non solo, membri dei Comitati per il recupero dell’acqua e confluiti dalla fine del 2007 nel Coordinamento in difesa dell’acqua e della vita [Ccodav], hanno celebrato nei giorni scorsi il giudizio popolare intentato contro la multinazionale francese Suez, che controlla–assieme al gruppo nazionale Roggio–la compagnia Aguas Cordobesas, titolare del servizio di acqua potabile e del sistema fognario della città.
La popolazione di tutta la provincia porta avanti da tempo dure proteste contro la gestione privata del servizio idrico, accusata di escludere dall’accesso all’acqua centinaia di migliaia di persone. In una consultazione popolare realizzata nel settembre scorso, oltre l’80 per cento dei cittadini ha chiesto la rescissione del contratto firmato tra il governo provinciale e Aguas Cordobesas. Attualmente almeno 11 località e 6 quartieri cittadini vivono senza aver accesso al servizio idrico. All’insediamento del Tribunale popolare, avvenuto a Cordoba pochi giorni fa, erano presenti rappresentanti di numerosi movimenti latinoamericani che in altri territori hanno portato avanti vertenze per la difesa del diritto all’acqua contro la Suez. «Il ricorso ad un tribunale popolare rappresenta l’esercizio di un diritto che soccorre i popoli quando in assenza di strumenti giuridici efficaci devono difendere i propri diritti ed i propri territori», ha detto Anahit Aharonian, attivista uruguayana, parte della giuria. Il Tribunale ha chiesto al governo provinciale di rescindere il contratto stipulato con l’impresa e di promuovere l’elaborazione collettiva di una proposta che permetta l’organizzazione e la gestione partecipativa dei servizi idrici con l’obiettivo di estendere i servizi a tutta la popolazione e di stabilire tariffe fissa ed eque, unite al miglioramento delle condizioni ambientali. Ha inoltre espresso una salda condanna dei comportamenti dell’impresa, tali da configurare serie violazioni dei diritti umani basici, tra cui appunto il diritto all’acqua.
Il Ccodav–composto da organizzazioni sindacali, contadine, cittadine, sociali, di piqueteros e ambientaliste–porta inoltre avanti una protesta contro l’aumento delle tariffe [cresciute dal 100 al 500 per cento] e contro la proposizione, da parte della Suez, di un giudizio presso il Ciadi, l’organo di arbitrato – molto poco imparziale – della Banca mondiale . Per tutelare i suoi investimenti nella provincia, la multinazionale francese ha infatti chiesto al tribunale della Banca mondiale un risarcimento di 108 milioni di dollari. I movimenti argentini ritengono tale giudizio illegittimo e ne chiedono la cancellazione. Una voce che si somma al coro di chi, in America latina come in Europa chiede l’abolizione del foro di arbitraggio, considerato uno strumento che multinazionali e istituzioni finanziarie internazionali utilizzano per garantire il mantenimento dello status quo.
Cordoba rappresenta l’ultimo bastione della Suez in Argentina, per tale ragione la disputa ha assunto toni accesi, con la multinazionale che tenta in ogni modo di rimanere nella città sudamericana. Per la stessa ragione, difendendo i propri diritti, i cittadini cercano, attraverso processi di partecipazione, di rifiutare l’imposizione di un modello fondato sull’interesse particolare e sul profitto e di riappropriarsi delle proprie risorse. L’incontro di Cordoba è un altro passo in avanti verso la Cumbre de los pueblos [Vertice dei popoli] che si celebrerà a Lima nel maggio prossimo, durante la quale i movimenti sociali latinoamericani ed europei si incontreranno per discutere dei trattati di libero commercio e dei capitali europei in America latina.

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