A pochi giorni dalle elezioni e poco più di due mesi e mezzo dopo la caduta del governo, Romano Prodi addebita alla sinistra la responsabilita’ politica della crisi. Dalle colonne della Stampa’, il premier uscente critica Clemente Mastella ma politicamente punta il dito soltanto contro Bertinotti e compagni: «La responsabilità politica della crisi è stata di chi ha minato continuamente l’azione del governo, di chi ha fatto certe dichiarazioni istituzionali opinabili–scrive Prodi–Io ero un’anomalia che non sono riusciti a riassorbire, ho urtato interessi di qua e di là, e alla fine sono stato espulso». Secondo Fausto Bertinotti, «per Prodi è più grave dimostrare di non aver capito la ragione della crisi del suo governo, più ancora che averla subita». Il candidato premier della Sinistra Arcobaleno sottolinea: «Il governo è caduto perché gli sono venute a mancare la basi del consenso di massa. Pordi era caduto nella trappola della politica dei due tempi: prima il risanamento, poi la giustizia sociale, che non viene mai. Prodi ha subito il condizionamento di quelle forze moderate che poi lo hanno fatto cadere», a partire da «Dini e Mastella e dopo aver subito un lunghissimo bombardamento delle forze che facevano riferimento ai poteri forti». Anche Franco Giordano non è tenero. «Trovo un po’ meschino questo ragionamento e anche molto infondato. Noi abbiamo tentato disperatamente di attuare il programma. Purtroppo non ci siamo riusciti fino in fondo per le resistenze che abbiamo trovato, molto forti, nel Partito democratico». Di «una balla colossale» parla invece il leader di Sinistra democratica, Fabio Mussi.
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