Dire «consumate acqua pubblica» è un atto coercitivo

Non l’ha presa bene Ettore Fortuna, presidente di Mineracqua [l’associazione delle industrie italiane che confezionano acque minerali], la scelta del Patriarcato di Venezia, condivisa dal sindaco Massimo Cacciari [e di cui si è occupato anche il Corriere della sera], di sostenere la campagna dei movimenti per l’acqua che invita a utilizzare l’acqua pubblica invece delle bottiglie di minerale. Secondo Fortuna l’acqua minerale è trattata con meno cloro di quella potabile e dunque migliore. In vena di battute, il presidente di Mineracqua ha anche detto che «esercitare pressione su qualcuno per costringerlo a consumare solo acqua del rubinetto è un atto coercitivo, un abuso di autorità». E le pubblicità sull’acqua minerale cosa sono? Come Mineracqua, anche i dirigenti di Ferrarelle qualche mese fa si erano imbufaliti, leggendo Altreconomia che spiegava come l’acqua in bottiglia costa di più, contribuisce al riscaldamento globale e inquina [con i camion che la trasportano e la montagna di plastica che produce, 9 miliardi di bottiglie ogni anno in Italia].

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